Made in Italy, adieu!

9 07 2013

ca0e53d5d532c6bce47147c5ac5bac47_XL

«Corre l’anno 2030, l’Italia ha venduto il Colosseo alla Francia». Così recitava una fosca profezia degli Articolo 31 nel loro album di maggior successo: “Così com’è”. Era il 1996. Da allora di anni ne sono passati diciassette, e con largo anticipo rispetto alle rime dello sconsolatissimo J-Ax l’Italia ha cominciato a vendere i suoi gioielli di famiglia ai francesi già da un pezzo
Non si tratta di monumenti, per carità. O meglio non ancora. Perché poco ci manca, visto che il nostro Paese si sta lasciando soffiare dai cugini d’oltralpe veri e propri “monumenti” dell’industria nazionale. L’ultimo, in ordine di tempo, la maison di abbigliamento di lusso Loro Piana. La notizia è di ieri: ora il marchio è del gruppo francese Lvmh, che acquisirà il pacchetto di maggioranza per 2 miliardi di euro. La crisi, almeno stavolta, non c’entra. Loro Piana infatti è un marchio da 2,7 miliardi di euro, che nel 2013 prevede di chiudere con utili superiori al 20 % del venduto. E Lvmh è la stessa società che in Italia ha già fatto shopping di altissimo livello prendendosi brand come Emilio Pucci, Acqua di Parma e Fendi.

Ma lo storico lanificio piemontese, fondato nel 1924, è solo l’ultimo in ordine di tempo tra i grandi marchi che hanno detto addio al Bel Paese per intonare la Marsigliese. Perché, al di là delle invidie da barzelletta, ai francesi l’Italia evidentemente piace tantissimo. Specie ai colossi imprenditoriali, che stanno approfittando di questo particolare frangente di crisi (ma molto più dell’indolenza dell’imprenditoria nostrana) per mettere le mani con poco sforzo sui grandi marchi tricolori. E, stando all’allarme lanciato la scorsa settimana dalla Coldiretti, ai francesi fa gola soprattutto l’agroalimentare italiano.

È sempre stata Lvmh a segnare un altro colpaccio, la settimana scorsa, acquisendo per 33 milioni la quota di controllo della “Pasticceria Confetteria Cova”, celeberrimo caffè-tempio del gusto nel cuore di Milano che fu immortalato da Ernest Hemingway in uno dei suoi più grandi capolavori: “Addio alle armi”. Ma qui, in un combattutissimo braccio di ferro tra tricolori (l’uno in blu, l’altro in verde), non è ancora detta l’ultima parola. Prada, italianissimo marchio di abbigliamento sponsor dell’altrettanto italianissima Luna Rossa, ha infatti aperto un contenzioso legale con i rivali transaplini sostenendo di detenere i diritti del marchio e della società. Chi ha ragione, probabilmente, potrà deciderlo soltanto un tribunale.

Parlano ormai definitivamente francese, invece, tanto Parmalat quanto Eridania, in mano rispettivamente di Lactalis (che nel 2006 aveva già acquisito anche Galbani, tre anni prima Invernizzi, e nel lontano 1998 pure Cademartori e Locatelli) e Cristalalco Sas. Ma quello che forse non tutti sanno, e che fa anche un po’ impressione, è che sia francese per più di un quarto (almeno in fatto di proprietà) anche il formaggio sulla pastasciutta: già, perché nel 2010 i galli di Bongrain Europe hanno messo le mani sul 27% del gruppo “Ferrari Giovanni Industria Casearia”, conosciuto soprattutto come produttore di Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Ormai tocca avere la erre moscia anche per fare colazione: Boschetti Alimentare Spa, casa di confetture dal 1981, appartiene infatti per il 95% ai francesi di Financiere Lubersac. E chi sa come si dice “bim bum bam” con l’accento francese, visto che persino l’Orzo Bimbo è di proprietà della società francese Nutrition&Santé, controllata del gruppo Novartis.

Anche quando il prodotto è al 100% italiano, lo si compra il più delle volte in un supermercato francese: Auchan, Carrefour, Castorama, Leclerc o Leroy Merlin. Escluse alcune piccole realtà locali e qualche catena di discount, anche queste territorialmente circoscritte a determinate aree della Penisola, nella grande distribuzione ormai parlano italiano soltanto la milanese Esselunga, la veneziana Pam – Panorama, e le cooperative come Coop, Conad e Sigma.

C’è la crisi, è vero. Ma non è tutta colpa sua. Talvolta ad essere in crisi è solo lo spirito imprenditoriale italiano, che a differenza di quello francese mostra molto meno dinamismo, senso del business e spirito di iniziativa. Marchi come Richard Ginori, Pomellato, Bottega Veneta, Brioni, Gucci, Sergio Rossi calzature (tutti dell’imprenditore francese Francois-Henri Pinault) e Bulgari (ora del gruppo Arnault), hanno infatti cambiato bandiera non perché al di qua delle Alpi bisognasse tirare la cinghia più che dall’altro versante, ma soltanto perché al di qua delle Alpi non c’è stato nessuno, né da solo, né in cordata, che fosse abbastanza coraggioso da investire in aziende comunque ricche, blasonate e con i bilanci a posto.

Ma se l’addio ad un grande marchio della moda o del lusso fa rabbia e tristezza soprattutto perché tocca le corde del sentimentalismo e del nostalgico Amarcord felliniano, deve destare invece grande preoccupazione veder partire per l’estero (e in particolare per la Francia, principale concorrente economico e commerciale italiano in Europa e non solo) le aziende strategiche. Quelle che, per intendersi, non farebbero mai e poi mai il viaggio inverso da Parigi a Roma, se non altro perché l’Eliseo si metterebbe senza esitazione di traverso per difendere non tanto la “grandeur” quanto l’interesse nazionale. È il caso ad esempio di marchi come Ercole Marelli, Fiat Ferroviaria, Parizzi, Sasib Ferroviari e Passoni & Villa, vecchie glorie dell’elettromeccanica made in Italy via via assorbite dal gruppo francese Alstom, a partire dal 1998. Peggio ancora, è il caso di Edison, ex colosso nazionale dell’energia che dall’anno scorso appartiene per il 99,4% a Eléctricité de France. Decisamente un cattivissimo affare per un Paese come l’Italia, che dovrebbe fare tutti gli sforzi possibili per preservare la propria indipendenza energetica. Decisamente un cattivissimo segnale per una Nazione che nei momenti difficili non riesce a fare di meglio che liberarsi dei gioielli di famiglia come una nobildonna decaduta al Monte di Pietà.

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: