Addio carrello: da oggi la spesa si fa con tablet e smartphone

29 06 2013

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Come cambiano le abitudini dei consumatori con la rivoluzione Hi-tech? Uno studio di Bain & Company fa luce sulle abitudini del neonato “homo digitalis” attraverso una serie di analisi mirate nei settori dell’informatica, della tecnologia nonché in quelli dell’economia e dell’industria.

Per quanto, un po’ ingenuamente, il digitale sia definito “la tecnologia del futuro”, in realtà si è ormai imposto prepotentemente come uno strumento pressoché indispensabile del nostro quotidiano. E dove non è la stringente necessità a spingerci a ricorrere al digitale, lo sono l’abitudine e la routine. Una realtà ben fotografata dallo studio di Bain & Company dedicato al cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori. «Questo studio – spiega il manager di Bain, Mauro Colopi, che ne è stato l’autore – nasce dalla constatazione di come l’evoluzione del comportamento dei consumatori stia generando degli impatti discontinui sia all’interno delle aziende che fanno di internet e del digitale il loro core business, sia sui modelli di business delle aziende di tutti i settori».

«Il mondo digitale è in continua evoluzione. Si può dire che ogni 60 secondi si è di fronte a qualcosa di diverso nella forma e nelle modalità di interazione. Solo le aziende che sapranno operare come un unico team per la definizione della strategia digitale dell’azienda – conclude Colopi – riusciranno a sfruttare appieno le opportunità offerte della Digital Era, incrementando notevolmente le proprie chance di successo sostenibile nel prossimo futuro».

Ma andiamo nel dettaglio. Secondo il gestore di telefonia O2, un possessore di smartphone trascorre in media oltre due ore al giorno (128 minuti, per la precisione) “attaccato” al suo device. E ben 25 minuti li trascorre navigando su Internet. Seguono 17 minuti sui social network, 16 trascorsi ascoltando musica, 14 videogiocando, appena 13 per le chiamate e via via a scendere fino ai 3 minuti medi giornalieri trascorsi scattando fotografie. Interessante anche la previsione fatta da Ericcson, secondo la quale entro il 2018, su un pianeta ormai popolato da 7 miliardi di esseri umani, ci saranno più telefoni cellulari attivi che abitanti, e 4 telefonini su 5 avranno una connessione Internet. Lo pensa anche Gartner, leader nel settore della ricerca e consulenza IT: nel primo trimestre del 2013, le vendite di personal computer sono calate del 7,6%, a fronte di un incremento nella vendita di tablet pari al 75%, ed entro il 2015 i nuovi device mobili supereranno in numero di vendite gli ormai “vecchi” pc.

Una prospettiva di evoluzione come questa non poteva non avere riflessi anche sull’immediata attitudine ai consumi. E difatti un altro studio di Morgan Stanley datato gennaio 2013 riporta come ormai per alcune determinate categorie merceologiche, musica e libri in testa, oltre il 50% delle vendite avvenga orma in rete. Già nel 2012, nel Regno Unito, l’80% di musica e video e il 50% dei libri veniva venduto online. Non solo: le vendite tramite mobile già oggi rappresentano il 10% del totale dell’e-commerce, con una crescita annuale del volume di affari compresa tra il 150 e il 180%. Ecco perché, sostiene Morgan Stanley, nel 2016 il volume del commercio on-line sarà pari al 10% del volume totale delle vendite, con tassi di crescita quattro volte superiori a quello delle vendite “tradizionali”.

E in Italia? Ancora una volta il nostro paese si colloca tra gli ultimi della classe. In dati, in questo caso, arrivano dallo studio del gennaio 2013 di Morgan Stanley e da un altro di aprile della Casaleggio Associati. Il fatturato dell’e-commerce italiano per il 2012 ammontava a 21,1 miliardi di euro. Una somma apparentemente di tutto rispetto, ma che rappresenta in realtà appena il 2% del volume di affari mondiale. Anche in questo primo scorcio di 2013 le cose non sono andate meglio, con appena l’1,6% di vendite on-line, peggio di Cile, Messico e persino Argentina. Tanto per farsi un’idea più chiara di quanta strada ci separa dalle altre grandi economie mondiali: già nel 2011 la spesa pro-capite dei cittadini britannici in e-commerce ammontava a circa 560 euro l’anno, mentre quella degli italiani era ferma a 54 euro. Oltre 10 volte meno, insomma. Ma perché? Sia per Morgan Stanley che per Casaleggio, la colpa di un volume ti affari così risicato è la scarsa diffusione della banda larga, alla quale, asseriscono entrambi gli studi, lo sviluppo dell’e-commerce è strettamente collegato.

Ma c’è un altro aspetto interessante: nonostante il tempo che trascorriamo quotidianamente sul web, per lo più lo facciamo con visite molto brevi, sessioni “mordi e fuggi”. Digital Snack, li chiama lo studio firmato Bain. Qualche esempio? Secondo Harris Interactive, Safely.com e Pew Research Centre, la durata media di una singola sessione su un’app mobile ammonta a meno di 1 minuto. Detto questo, però, a fare “massa” ch’è il fatto che il 63% delle donne ed il 73% degli uomini controlla il proprio telefono almeno una volta ogni ora, mentre ben il 64% dei teenager manda sms (ogni giovane dai 18 ai 24 anni scambia 109 messaggi al giorno, che al mese fanno circa 3.200 al mese) o naviga su smartphone anche durante le ore di lezione. Sfruttando la “compulsività” degli smatphonisti, alcuni supermercati sudcoreani hanno dato la possibilità ai loro clienti di fare la spesa semplicemente fotografando col telefonino il codice a barre del prodotto prescelto, che verrà consegnato a domicilio. Anche in Italia da ottobre 2012 le metropolitane di Milano e Roma hanno visto comparire simili “Virtual Store” con cui fare acquisti fotografando il QRCode dei cartelloni pubblicitari esposti. Ma siamo solo agli inizi. Perché da adesso arriveranno i soldi veri.

Come? Con la Near Field Communication (NFC), un sistema che consente pagamenti e transazioni “tap-and-go” wireless tramite cellulare. “L’invasione degli ultracquisti” è già cominciata. Diecimila miliardi di euro di dispositivi mobili con SIM NFC verranno venduti entro il 2016. Nel 2017, un miliardo degli utenti mobile tra Usa ed Europa pagherà con il sistema NFC nei negozi. Non basta. IL 25% dei biglietti NFC verrà veicolato su dispostivi mobili già entro il 2014. Ne sono convinte GSM Association, Visa, Gartner, Juniper e ABI.

Faremo la spesa anche attraverso la “realtà aumentata”, il sistema di informazioni integrate che, via smartphone o tablet, consente di avere dati extra e in tempo reale sul luogo in cui ci si trova. E se questo già rappresenta un business per chi presti servizi ai visitatori di un museo, di una città storica o ai turisti davanti ad un paesaggio mozzafiato, figurarsi che significa per chi debba accalappiare un potenziale cliente in un supermercato. Già per quest’anno, le stime dei ricavi generati da App basate sulla realtà aumentata superano i 230 milioni di euro. E da qui al 2017 l’incremento medio annuo dei ricavi da App di realtà Aumentata sarà del 100%, per un mercato totale di oltre 4 miliardi di euro.

Insomma, in Italia non abbiamo nemmeno fatto in tempo ad abituarci all’idea fare la spesa con il computer che già ci troviamo a doverci tener pronti a fare compere direttamente con il telefonino.

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