L’ammiraglio di squadra Filippo Maria Foffi

24 06 2013

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Dal 25 gennaio 2013 l’ammiraglio di squadra Filippo Maria Foffi, classe ’53, è il comandante in capo della Squadra Navale italiana. Nel porto maltese di La Valletta, dove si è celebrata la conclusione della missione multinazionale italo-maltese “Canale 13”, è intervenuto in diretta rappresentanza del l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Ammiraglio, un bilancio dell’operazione “Canale 13”.
«La criticità maggiore per mare sono le operazioni di salvataggio il recupero di uomini e donne in difficoltà. Devo dire che tra le forze impegnate nell’operazione “Canale 13” ho riscontrato un buon livello di coordinamento, cosa che consente di mettere in campo una capacità di intervento molto efficace in questo senso».

L’aspetto più significativo della missione?
«Sicuramente quello di far lavorare insieme le forze di nazioni di entrambe le sponde del mediterraneo. E un elemento estremamente importante per il mantenimento della pace e della sicurezza in quello che a tutti noi piace definire “Mare Nostrum” è proprio il raggiungimento del massimo livello interoperabilità».

Perché sono importanti operazioni addestrative come questa?
«Per poter garantire la sicurezza delle vie di navigazione nel senso più ampio del termine, compresa dunque la protezione dei traffici marittimi turistici e commerciali».

Senza contare che il Canale di Sicilia è una delle tratte più interessate dall’immigrazione…
«L’immigrazione non è una minaccia alla nostra sicurezza. Ma è importante invece contrastare le azioni criminali di chi sfrutta lo stato di disperazione ed estrema povertà che innesca i flussi migratori per trarne profitto. Sotto il profilo della sicurezza, però, le minacce alla navigazione non battono nessuna bandiera. Anzi, possono arrivare persino da imbarcazioni battenti la stessa nostra bandiera. Per questo è importante lavorare insieme per mantenere alto il livello di sorveglianza».

Con la bella stagione e il miglioramento delle condizioni meteorologiche è prevedibile un intensificarsi delle traversate di migranti. Prevede una stagione difficile, oppure il fatto che un paese per molti anni base di partenza di questi viaggi, come la Libia, oggi sia tra i partner attivi di “Canale 13”, fa sperare in un miglioramento?
«La presenza della Libia è senza dubbio un buon segnale, un segnale sicuramente importante. Ma il fenomeno dei flussi migatori fa parte di una problematica molto più ampia, che coinvolge anche aree geografiche al di là del bacino del Mediterraneo, e che vede la presenza di soggetti e organizzazioni criminali fortemente interessati a lucrare sulle migrazioni . La presenza del maggior numero possibile di nazioni a operazioni come “Canale 13” è dunque, come ho detto, un buon viatico, ma non c’è solo questo».

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