Amministrative 2013, qualcosa in Comune

24 05 2013

5863d93fc7ebb07b718124aeb06e4bdd_XLTutte le strade portano a Roma. Ma c’è anche dell’altro. Saranno infatti 723 i comuni italiani ad andare alle urne in questo fine settimana per rinnovare la propria amministrazione. 532 i comuni appartengono a Regioni a statuto ordinario, 191 a Regioni a statuto speciale. Al voto metropoli, piccoli borghi e persino comuni “neonati”.

Nelle Regioni a statuto ordinario si vota domenica 26 e lunedì 27 maggio, con l’eventuale turno di ballottaggio (previsto esclusivamente per i comuni con oltre 10mila abitanti) in programma domenica 9 e lunedì 10 giugno. Il Friuli-Venezia Giulia ha invece già votato il 21 e 22 aprile, mentre la Sicilia ha scelto di posticipare il voto al 9 e 10 giugno, in concomitanza con i ballottaggi in programma nel resto d’Italia. Alla Sicilia la palma per il numero di comuni al voto: ben 141. All’opposto, in Trentino Alto-Adige si vota solo per il rinnovo dell’amministrazione del Comune di Pergine Valsugana, mentre nessuno dei 74 comuni della Valle d’Aosta andrà alle urne. E c’è anche una new entry: il Comune di Mappano, in provincia di Torino. Conta una popolazione di 7mila abitanti, ed è stato istituito nel 2013 con zone di territorio scorporate dai comuni limitrofi di Borgaro, Caselle, Leinì e Settimo Torinese, di cui precedentemente era una frazione condivisa.

Roma, il test
Due milioni e mezzo di abitanti. Capitale d’Italia. Capoluogo di Regione, il Lazio. Capoluogo di Provincia. Città più popolosa dello Stivale. Ci vuole poco per capire come l’assegnazione della poltrona di sindaco capitolino rappresenti un passaggio cruciale per la politica, non solo locale, ma nazionale. Se «Parigi val bene una messa», con questi numeri e con la posta in gioco in questo delicatissimo frangente politico, Roma vale di sicuro una campagna elettorale da deputato, se non addirittura da candidato premier. È così di sicuro per Ignazio Marino, Partito democratico, emerso come candidato sindaco del centrosinistra dalle chiacchieratissime primarie dello scorso 7 aprile. Discusse sono anche le origini genovesi del candidato, di fronte alle quali non pochi “romani de Roma” storcono il naso. Per un Pd decapitato, reduce da un vero e proprio complotto di palazzo per defenestrare il vecchio leader Pier Luigi Bersani assieme a tutta quanta la dirigenza usando come leva le votazioni per il presidente della Repubblica, le urne di Roma potrebbero rivelarsi il banco di prova vincente sulle quali costruire le basi del nuovo partito. O l’ennesima vittoria dimezzata in grado esclusivamente di prolungare il limbo e l’agonia dei democratici in cerca d’autore.

Paroli, Paroli
Con quasi 190mila abitanti, Brescia è il più grande tra i Comuni del nord Italia chiamato alle urne in questa tornata di elezioni amministrative. Il sindaco in carica ed ex deputato Adriano Paroli, Pdl, deve vedersela con il portacolori democratico Emilio Del Bono, uscito dalle primarie con il 67% dei voti e forte di una “santa alleanza” decisa a spodestare quella che nel centrosinistra definiscono «la peggiore amministrazione del dopoguerra». Slogan elettorali a parte, per Paroli la strada è complicata. Gli tocca infatti giocarsi la rielezione in un comune che dal 1994, escluso l’attuale mandato, ha sempre scelto amministratori di centrosinistra. Come se non bastasse, l’avversario più insidioso Paroli se lo trova proprio in casa: è il fratello maggiore Gianfranco, candidato da una lista civica che ha al centro del suo programma la lotta alla movida notturna. È tra i due fratelli è già battaglia a suon di carte bollate sui simboli, entrambi recanti il solo cognome. Il vero terzo incomodo nella corsa alla Loggia è rappresentato però da Laura Gamba, avvocato 38enne, candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle, che sul web già carica i suoi: «Possiamo prenderci il comune». Alle ultime politiche, la coalizione di centrosinistra (i numeri sono quelli della Camera) l’ha spuntata con il 34%, il centrodestra si è fermato al 31,5, e i grillini hanno racimolato un 16,6% molto al di sotto della media nazionale. Ma è solo un ordine di grandezza. Alle amministrative, si sa, conta l’appeal dei candidati, il radicamento sul territorio, e la non trascurabile incognita del voto disgiunto. O della confusione tra un Paroli e l’altro.

L’armata dei commissariati 
Sono 54 i comuni in amministrazione straordinaria che si approssimano alle urne senza una fascia tricolore in carica. Circa il 7,5% del totale. Tra questi spicca per dimensioni il comune di Messina, poco più di 240mila abitanti e un buco di bilancio di 240milioni di euro (praticamente 1.000 euro di debiti sulla testa di ciascun messinese, neonati compresi). «La Corte dei Conti ha riscontrato irregolarità e ha contestato una serie di violazioni che sarebbero state commesse nella redazione dei bilanci 2009-2010-2011 che hanno determinato la trasmissione degli atti anche alla procura» spiegava nel dicembre scorso Luigi Croce, commissario straordinario del Comune di Messina e già procuratore della Repubblica per la città dello Stretto. Oggi il comune, costantemente tenuto sotto strettissima osservazione da parte dei magistrati contabili, resta sull’orlo del dissesto finanziario, e si fatica persino a trovare i soldi necessari a pagare gli stipendi ai vigili urbani. Una bella gatta da pelare per il futuro sindaco. In lizza per l’indebitatissima poltrona il deputato Pdl Vincenzo Garofalo; Felice Calabrò, coordinatore dei consiglieri comunali del Partito democratico nonché vincitore delle recenti primarie del centro-sinistra messinese; la “grillina” Maria Cristina Isaja per il Movimento 5 Stelle; dell’ex assessore comunale Pippo Isgrò con una lista di centrodestra antagonista a quella di Garofalo; l’indipendentista Sergio Indelicato (Movimento Autonomisti per Messina); il pacifista e attivista No Ponte Renato Accorinti; la “grillina” Maria Cristina Isaja; Alessandro Tinaglia, del movimento civico Reset e l’ex assessore Gianfranco Scoglio di Nuova Alleanza. Ma tra i comuni commissariati con oltre 100mila abitanti che andranno al voto a questa tornata ci sono anche Siracusa, Giugliano in Campania e Ancona. Quattro i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose che con le prossime elezioni dovranno ricostruire l’amministrazione locale: i calabresi Corigliano Calabro, Marina di Gioiosa Ionica e Roccaforte del Greco, e il siciliano Castrofilippo.

Piccoli comuni votano
Sono tre i comuni sotto la soglia dei 100 abitanti che si apprestano a scegliere i nuovi amministratori, due dei quali in Piemonte: Piazzolo (BG), 85 abitanti; Malvicino (AL), 82 abitanti, e Bergolo, in provincia di Cuneo, con ben (si fa per dire) 65 abitanti. Nonostante conti a malapena i residenti di una medio-grande palazzina romana, milanese o torinese, il comune di Bergolo si fa vanto di un’autonomia antichissima, interrotta per una breve parentesi soltanto tra il 1929 e il 1947, quando fu accorpato in qualità di frazione al vicino comune di Cortemilia. E le dimensioni ridottissime non sono certo l’unico record di questo comune da guinness dei primati al contrario: Bergolo è infatti uno dei comuni con la più alta presenza di stranieri: secondo i dati Istat del 2011 erano 8, ovvero il 12% della popolazione. Ma anche con il più alto numero di amministratori locali per abitante: un sindaco, due assessori, sette consiglieri comunali (tutti dimissionari), che da soli rappresentano il 15% dell’intera popolazione. Con le nuove elezioni la musica è destinata a cambiare, anche a Bergolo: in forza delle nuove norme per il contenimento delle spese degli enti locali, infatti, il numero massimo di consiglieri eleggibili a Bergolo scenderà a sei, mentre la giunta si ridurrà esclusivamente alla figura del solo sindaco, in capo al quale si concentreranno tutte le deleghe comunali.

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