La campagna di Ignazio Marino diventa sfottò

15 05 2013

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Un’idea dello staff del candidato del centrosinistra al Campidoglio, Ignazio Marino, si ritorce contro i creatori e diventa sberleffo-mania in rete. E lo staff corre ai ripari cancellando la pagina dal sito.

L’intenzione era di sicuro buona: consentire a militanti, sostenitori e anche semplici cittadini romani di inventarsi sul sito web ufficiale il proprio motto con le cose da fare per la campagna elettorale del candidato sindaco Ignazio Marino, attraverso lo slogan “Quello che fa un sindaco”, disegnato su un grande cartellone bianco retto a due mani da Marino in persona. Peccato che gli astuti inventori della campagna virale (virale lo è poi stata, ma non nel modo sperato dai suoi creatori) non abbiano fatto i conti con il volto nascosto ma non troppo dell’Internet: quello col trolling nel sangue. Se a questo si aggiunge la propensione genetica dei romani per lo sfottò artistico e originale, affinato da un paio di millenni di “pasquinate” ai danni nientepopodimeno che dei Papi di Santa Romana Chiesa, la frittata è fatta. Ed ecco che “Quello che fa un sindaco” si trasforma in un crogiuolo di risate. Con buona pace del faccione sorridente e carico di buone intenzioni del povero candidato che regge fiducioso quel cartello che lo condanna al pubblico ludibrio.

E così che la campagna è diventata scampagnata. Le prese in giro sono le più svariate, una più divertente dell’altra. E toccano tutto quanto il pantheon della romanità: dal Marchese del Grillo alla Banda della Magliana, passando per la fede giallorossa, l’astio verso i biancocelesti e i più classici sberleffi da strada in romanaccio. Del resto è vero che per scrivere il proprio “cartello” serve indicare nome e indirizzo e-mail, ma è altrettanto vero che il sistema del sito non è in grado di riconoscere gli indirizzi veri dai fake.

Per un po’ quelli del suo staff ci hanno provato ad arginare l’alluvione di prese in giro, scrivendone qualcuno serioso e compìto tra i mille ridanciani. Ma non c’è stato nulla da fare, e hanno dovuto arrendersi dopo poco. Il rapporto tra contributi seri e faceti è come minimo di 1 a 5, se non addirittura di 1 a 10. I cartelli-spernacchi sono diventati ben presto centinaia, e grazie alla sfrenata fantasia dei romani il loro numero è salito vertiginosamente fino a che lo staff non è corso ai ripari cancellando in tutta fretta la pagina che consentiva di caricarne di nuovi.

Chissà, però, se da tanta allegria collettiva in fondo in fondo non ne derivi alla fine un aumento nell’indice di gradimento degli elettori. L’importante è che Marino non si offenda. Perché, come si dice a Roma, «a chi tocca nun se ‘ngrugna».

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