Adesso liberate Tomaso ed Elisabetta

12 03 2013

tomaso-bruno-ed-elisabetta-boncompagniDal febbraio 2010 Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono prigionieri a Varanasi, in India, accusati ingiustamente di aver assassinato il loro amico e compagno di viaggio, Francesco Montis. Tre anni in carcere per un’accusa assurda, partorita dalle menti degli investigatori indiani senza il benché minimo straccio di prova o movente, trasformatasi l’anno scorso in una condanna all’ergastolo dopo un processo di primo grado che sembrava una farsa e l’incomprensibile rigetto della richiesta di appello avvenuto giovedì scorso ad opera dell’alta corte di Allahabad.

La storia di Tomaso ed Elisabetta ricorda per certi versi quella di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri del battaglione San Marco sequestrati sempre in India con un’altra accusa assurda. Un altro processo farsa, un altro castello di ipotesi astruse e senza il benché minimo fondamento, un altro episodio di un paese emergente che si dice democratico e che invece di perseguire la giustizia preferisce fare la voce grossa sulla ribalta internazionale. Solo che, nel caso di Tomaso ed Elisabetta, il silenzio dei media e dell’opinione pubblica è ancora più assordante di quello che finora ha circondato il futuro dei due marò.

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