Sarkò, Hollande e l’invidia del pene “gaulliste”

15 01 2013

02iLa Francia sogna la grandeur, l’Italia paga il conto. Il fallito attentato al console italiano a Bengasi è solo l’ultima scomoda eredità del vespaio libico stuzzicato dall’interventismo di Parigi, pedissequamente avallato con la politica estera da “ruota di scorta” adottata da Roma. Era stato infatti il wannabe Napoleone del terzo millennio, Nicolas Sarkozy, a premere sull’acceleratore per un intervento militare al fine di rovesciare Gheddafi. Ma, al netto delle legittime aspirazioni democratiche del popolo libico, a fare le spese maggiori di una “guerra lampo” sulla quale ancora oggi pesano più ombre che luci (a cominciare dal presunto zampino dei servizi francesi nell’uccisione del Colonnello) è stata l’Italia. Costretta a rincorrere goffamente i cugini francesi per non vedersi soffiare manu militari uno dei più importanti partner commerciali nel Mediterraneo.

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