«Ho cercato lavoro, ho avuto solidarietà»

6 12 2012

brunoLa disoccupazione ai tempi di Twitter. «Mi serve una mano. 57 anni niente lavoro, niente pensione, famiglia. Fate RT se potete. Ex saldatore. Roma». Un annuncio che potrebbe essere come tanti altri, nell’era della crisi. Una storia che in fondo somiglia a migliaia di altre, nell’Italia degli esodati e di chi si ritrova senza lavoro e senza più uno straccio di opportunità alle soglie della pensione. Non fosse che lui, Bruno, anziché le pagine “cerco lavoro” dei giornali specializzati ha scelto di pubblicare su Twitter con il profilo @bhrunetto.

Un laconico appello in 140 caratteri per chiedere aiuto ai “big” del social network del momento. Vip, politici, giornalisti, twitstar, ma anche tanta gente comune che vede il messaggio rimbalzare sui profili più quotati e lo ritwitta a sua volta. Ha twittato al cardinale Gianfranco Ravasi (@CardRavasi), alla parlamentare del Partito Democratico Anna Paola Concia (@annapaolaconcia) e al collega del Pdl Guido Crosetto (@guidocrosetto), al cronista Rai Lorenzo Ottolenghi (@lottolenghi), al blogger macina-hashtag Filippo Sensi, in arte @nomfup. E molti altri ancora. Compreso il direttore del Tg5, Clemente Mimun, che gli ha proposto di raccontare la sua storia all’Indignato Speciale di Andrea Pamparana. Qualcun’altro ha pensato invece che fosse soltanto uno scherzo.

«Ma la mia è una storia vera» assicura a Linkiesta @bhrunetto, il cui vero nome è Bruno D’Alessandro. Vive a Torvaianica, vicino a Roma. Ha una moglie, «almeno lei lavora», e due figlie a carico, una di 23 e l’altra di 18 anni.

«Ho lavorato più di vent’anni anni in fabbrica» racconta. «Dal ’75 all’Ansaldo di Genova, poi a Pomezia. Sono stato licenziato nel ‘95, ho fatto due anni di mobilità, e da allora non ho più trovato lavoro. L’Inail mi ha riconosciuto danni fisici per contaminazione da PCB, i policlorobifenili, che maneggiavo fabbricando trasformatori. Mi porto ancora dietro adesso una sfilza di problemi di salute, per quella contaminazione. Ma all’ufficio di collocamento – spiega – mi hanno sempre detto che per me non c’era lavoro».

Bruno, un autoscatto in primo piano con gli occhiali e la camicia a quadri come immagine del profilo, ha fatto la sua comparsa su Twitter il 30 novembre. Un ritorno, in realtà. «Il primo profilo l’avevo aperto lo scorso anno, ma avevo dovuto chiuderlo per colpa dello spam e degli utenti che mi prendevano in giro pensando scherzassi, o fossi una specie di mitomane». Da allora la solidarietà è stata tantissima. Le offerte di lavoro, evidentemente, molte meno. «Ormai non mi resta che sperare. Sperare di arrivare alla pensione» dice Bruno. «O anche solo sperare che il mio appello non si perda nel mare del web». O non diventi acqua passata nello spazio di un ritweet.

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