Il Partito Pirata punta a Montecitorio

18 11 2012

partito-pirata-manifestanti-a-berlinoIl partito pirata svolta definitivamente a sinistra. E, in Italia, parte all’arrembaggio del Movimento 5 Stelle. È quanto sta emergendo dal dibattito dei delegati nazionali provenienti un po’ da tutti gli angoli del vecchio continente in occasione del Meeting dei Partiti Pirata Europei, in programma a Roma nel fine settimana. Arrivano da tutta l’Europa, ma soprattutto da Svezia, Germania, Olanda, Francia, Spagna, Portogallo, e, ovviamente, Italia.

Definitivamente archiviate le primigenie istanze liberiste che avevano caratterizzato gli albori del movimento svedese, ora tra loro “tira” la linea latino-tedesca che vuole più welfare e più aiuti alle fasce deboli. Punti fermi restano la democrazia liquida attraverso la partecipazione diretta sul web, la trasparenza assoluta nella politica e nelle istituzioni, la difesa dei diritti civili, gli ovviamente immancabili diritti digitali, vero nerbo ideologico del Partito Pirata. Cui si aggiunge ora l’inatteso ma non troppo welfare di ispirazione sempre più socialdemocratica. Tra le proposte della convention, spicca infatti quella del cosiddetto reddito di esistenza, ovvero il reddito minimo garantito dallo stato. Ma, a testimoniare la progressiva conversione dalle istanze liberiste a quelle social-libertarie, ci pensava già tempo fa la proposta di legge di liberalizzazione della cannabis, avanzata dai delegati italiani, cechi e olandesi.

In ogni caso, il Partito Pirata è ancora un gigantesco work in progress politico. Un vero e proprio cantiere di idee. Lo si respira anche dall’atmosfera del meeting capitolino. Scordatevi gli impaludamenti classici delle convention di partito: qui la mise più diffusa è quella che prevede t-shirt e jeans, specie per i delegati nordici che possono tranquillamente confondere le temperature del novembre romano con quelle del maggio inoltrato di casa loro. E seppur non manchino le “penne bianche”, l’età media dei presenti è rigorosamente under 35. Altra cosa: non ci si chiama quasi mai per nome, ma col nickname. Proprio come quando navigano su Internet. Dove, di fatto, i Pirati sono nati.

Guai però a sottovalutare il Partito Pirata etichettandolo come un buffo fenomeno di costume nato sul web e destinato ad appassionare solo nerd e smanettoni. In Germania va fortissimo: ha rappresentanti eletti in quattro Lander e ora si appresta a conquistare un seggio anche nel quinto. Nel nord Europa va ancora più forte. In Svezia, nel 2009, ha espresso l’europarlamentare più giovane dell’emiciclo di Bruxelles, la 25enne Amelia Andersdotter, con il 7,1% dei voti.

E in Italia? L’ultimo sondaggio di Spincon posiziona il partito addirittura al 2% dei consensi. Un risultato eccezionale, se si considera che finora non solo i pirati tricolori non si sono mai presentati ad una consultazione elettorale con il loro simbolo, ma non hanno nemmeno mai fatto una vera campagna di tesseramento. Ma chi vota i pirati italiani? Anche se loro tengono moltissimo a superare la vecchia dicotomia politica tra destra e sinistra quando parlano di politica, è proprio a sinistra che strizzano più di un occhio. Alle Europee del 2009, ad esempio, il loro candidato di riferimento si è presentato nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà. Alle ultime regionali del Lazio è stato lo stesso. Anche il fatto che la convention di questo weekend abbia come cornice il centro sociale occupato Sans Papier è indice di dove il partito riscuota particolari simpatie. Che il Partito Pirata sia di sinistra lo dice chiaramente Paolo, aka “Zeroincondotta”, che racconta come i legami con Sel restino di amicizia, e l’unica cosa che li divida davvero sia la struttura “vetusta” del partito di Nihi Vendola.

Ma non solo. In Italia il partito pirata si è identificato per lungo tempo soprattutto con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Con il quale però le cose ultimamente non stanno andando molto bene. Del M5S il partito pirata condivide le istanze, specie quella della democrazia diffusa e “dal basso”, che ha trasformato in democrazia liquida attraverso il cosiddetto liquid feedback su Internet. Come funziona? Con il cosiddetto metodo Schultze, alla base del sito web liquidfeedback.com da cui tutte le istanze del movimento vengono passate al vaglio. Si condividono idee e proposte sul sito, si discutono, e alla fine non passa l’idea più votata, ma quella più apprezzata: in sostanza, si esprime un ordine di gradimento tra le varie idee avanzate, dalla quella preferita a quella cui si è decisamente contrari. Il risultato finale, quindi, consente di adottare effettivamente la proposta più gradita alla maggioranza più ampia dei votanti.

Ora però, dopo un periodo di convivenza pacifica e buon vicinato, i Pirati puntano a rosicchiare al movimento grillino quella fascia di elettorato deluso dallo strapotere accentratore del comico genovese. Come spiega a Linkiesta Daniele, alias “Robotica”, altro pirata italiano: «Per molto tempo abbiamo condiviso le battaglie del Movimento 5 Stelle. Molti dei nostri sostenitori sono elettori grillini, e viceversa. Ma adesso c’è sempre più gente che al sistema verticista di Beppe Grillo preferisce di gran lunga il nostro modello di democrazia liquida». Anzi, i pirati sono ancora più espliciti: «Crediamo che se Beppe Grillo domani vincesse le elezioni, in Italia tornerebbe la dittatura». Non hanno proprio tutti i torti, visto che di recente il comico ha tentato di fagocitarli nel movimento senza tanti complimenti con l’intento di farne una costola di respiro europeo del “suo” M5s.

Proprio come il Movimento 5 stelle, anche i pirati vogliono giocarsi tutto il loro appeal puntando sui delusi dalla vecchia politica. Come racconta il pirata Carlo “Von linX”: «In Italia abbiamo un’arma in più che nemmeno in Germania hanno: è il senso di disperazione della gente nei confronti della politica. Dobbiamo far leva sul fatto che il nostro partito è qualcosa di totalmente nuovo rispetto a quanto è stato visto finora, e soprattutto sul concetto di democrazia liquida, davvero in grado di dare voce a tutti».

A quando le urne? Anche se l’obiettivo sono le Elezioni europee del 2014, la scadenza più vicina per il Partito Pirata Italiano saranno proprio le amministrative romane. Dove presenteranno «un candidato sindaco non candidabile». Lui si chiama Joseph Yemane, ha 32 anni, è nato in Italia da genitori eritrei ma non ha la cittadinanza. Frequenta il CSOA Sans Papier, che occupa anche. È lui il primo a spiegare che la sua candidatura al Campidoglio è «una provocazione, alla quale mi sono prestato volentieri perché condivido da tempo le istanze del Partito Pirata, e soprattutto perché la ritengo un buon modo per accendere i riflettori sui problema degli immigrati di seconda generazione, che sono nati in Italia, si sentono italiani e tuttavia non hanno diritto alla cittadinanza».

E a quando i Pirati in Parlamento? Per la verità uno ce n’è già, anche se forse i suoi elettori ancora non lo sanno. È Franco Barbato, deputato indipendente dell’Italia dei Valori, che sogna un’Idv sempre più Pirata e sempre meno filo-bersani. C’è anche lui al meeting europeo di Roma. «Sono un pirata, ho preso anche la tessera», dice. Un nickname ancora non ce l’ha, ma ha già detto di voler portare il sistema del liquid feedback nel Parlamento italiano: «È questa la vera nuova frontiera della politica che archivia nuovi partiti marci. L’ho spiegato anche a Di Pietro, e spero che mi dia retta». Nel frattempo, spiega, «altri parlamentari italiani si sono dimostrati entusiasti davanti al liquid feedback. Io lo utilizzerò per discutere con i miei sostenitori una proposta di legge sulla trasparenza e un’altra sulla riforma del diritto d’autore». Insomma, chi li ama, salga a bordo.

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