Graziani, il mausoleo e la stampa inglese

17 08 2012

07i (1)I giornalisti inglesi dichiarano guerra al generale Rodolfo Graziani. La vecchia conoscenza dei “Tommy” sul fronte africano durante la Seconda Guerra Mondiale è tornata ad essere, ancora una volta, il nemico da sconfiggere. Sessant’anni fa la posta in palio era il controllo dello scacchiere mediterraneo, decisivo per mettere ko le truppe dell’Asse. Oggi il conflitto ruota attorno ad un mausoleo: quello che il comune di Affile, circa 1.600 anime in provincia di Roma, ha voluto erigere in memoria di quell’illustre concittadino dal passato un po’ troppo scomodo e, di sicuro, per nulla politically correct. C’è n’è a sufficienza, dunque, se non per mobilitare le truppe, almeno per far girare le rotative.

Fa sorridere pensare che il polverone suscitato dalla scelta della giunta di Affile sarebbe stato impensabile in quel di Heidenheim, città natale del generale Rommel, il quale, pur essendo stato il condottiero preferito del Führer, viene ricordato per le sue straordinarie doti militari, e non per l’affettuosa premura con cui Adolf Hitler si sincerava costantemente del suo stato di salute. Fa ancor più sorridere il fatto che in Romania, ancora oggi, non si fanno alcun problema ad esaltare le gesta del famigerato Vlad Tepes, principe di Valacchia, guerriero sanguinario passato alla storia come impalatore dei turchi, e alla leggenda come il capostipite dei vampiri. Di esempi simili, in giro per il mondo, ce ne sarebbero a bizzeffe. Ma ahinoi, in Italia, se l’oggetto o il soggetto di una commemorazione non portano con se uno strascico di polemiche, allora non erano davvero degni di essere commemorati.

Al fu generale Graziani, infatti, gli storici imputano l’aver utilizzato il gas nella guerra d’Abissinia, e più di ogni altra cosa l’essere stato beniamino di Mussolini, tanto da diventarne ministro della Difesa nella Repubblica di Salò. Per taluni fu un criminale di guerra, ma il processo che lo vide alla sbarra nel 1948 lo condannò a due anni di reclusione soltanto per aver aderito alla Rsi. Graziani, in vita, fu soprattutto un soldato. Si guadagnò i gradi di colonnello sul campo, durante il primo conflitto mondiale, perché la sua era una famiglia troppo modesta per potersi permettere di mantenerlo all’accademia di Modena. Lo fece ad appena 36 anni, diventando il più giovane italiano ad accedere a quel rango nelle file delle forze armate. Fu viceré d’Etiopia, prima del duca Amedeo D’Aosta. Fu decorato con due medaglie d’argento ed altrettante di bronzo al valor militare. Poco importa, però, che nessun tribunale lo abbia mai riconosciuto come criminale di guerra, o che la guerra stessa, di per sé, sia un affare in cui si finisce inevitabilmente per sporcarsi le mani, qualunque sia l’esercito o la bandiera per il quale si combatte. Poco importa persino che la responsabilità per ciò che Graziani ha fatto, o gli viene attribuito, vada equamente condivisa con il collega Pietro Badoglio, che a differenza sua si dimostrò abbastanza scaltro (o opportunista, secondo i punti di vista), per saltare sul carro dei vincitori prima della disfatta. Insomma, per alcuni, le simpatie fasciste che Graziani aveva nutrito da vivo sarebbero sufficienti a far sì che, nemmeno da morto, i suoi concittadini possano ricordarlo.

Quello che non può fare la storia, allora, lo fa la polemica. E casomai non bastassero gli appigli ideologici a sostenere le tesi anti-mausoleo ecco bell’e pronta la retorica sparagnina tanto cara in tempi di spending review. Chissà quante strade, ponti, ferrovie, scuole, ospedali e campi sportivi si sarebbero potuti costruire ad Affile, con quei 130mila euro spesi per quel cubo di pietra e cemento dedicato ad un avo così scomodo che più scomodo non si può. Eh già. Peccato che, come spiega il consigliere regionale Pdl, Antonio Cicchetti, per realizzare il mausoleo sono siano stai spesi 127mila euro a fronte di oltre 230mila stanziati dalla giunta Marrazzo, «facendo risparmiare denari alla Regione per circa 100mila euro». Con questi soldi – prosegue Cicchetti – è stato riqualificato il parco di Radimonte sul piano ambientale e realizzato il mausoleo su un terreno privato, ceduto poi al Comune di Affile. In quanto, è bene ricordarlo, il parco era di proprietà del comitato che sin dal 1957 si è reso promotore della realizzazione di un monumento a ricordo di Graziani, generale nato proprio ad Affile e commemorato in anni recenti anche dal precedente sindaco dei Ds, Diego Moriconi, in un’occasione pubblica e ufficiale». Insomma, per dirla alla maniera di un altro inglese illustre, molto rumore per nulla. Per gli italiani, cresciuti fin da piccoli a pane e polemica, la storia del monumento galeotto si è persa tra le tante che ci si racconta sotto l’ombrellone, o al tavolino di un bar.

Il vero mistero è come le vicissitudini del piccolo comune di Affile abbiano potuto solleticare nientepopodimenoche i sudditi di Sua Maestà Britannica, solitamente restii ad interessarsi a quel che accade al di là della Manica. Ma, si sa, il caldo a volte gioca brutti scherzi. E può capitare, a volte, che per smaltire la sbornia olimpica di notizie, scoop, scandali, flop e record non resti che andare a rovistare tra le cianfrusaglie altrui. Alla stampa british non sarà parso vero di poter mettere un po’ di pepe sulla consueta inedia di notizie ferragostana, quando un po’ in tutte le redazioni, anche in quelle più blasonate, non si va tanto per il sottile pur di colmare l’horror vacui per tutte quelle pagine vuote. Ed è stato così che persino la BBC e il Telegraph si sono gettati a capofitto sulla storia, con il piglio sornione di chi si sente una spanna sopra la polemica ma, quando può, ci sguazza con gran gusto. Un po’, si diceva, perché in effetti, come lettura da ombrellone, il mausoleo di Rodolfo Graziani è pur sempre un discreto riempitivo, nonché un’alternativa intellettuale al solito lato B della starlette di turno. Un po’, forse, perché raccontare gli imbarazzi altrui aiuta a dimenticare i propri, come ad esempio il vergognoso pasticcio diplomatico-giudiziario sul caso Assange. Un’altra figura controversa che in molti vorrebbero mettere su un piedistallo, e altrettanti in galera. Proprio come il Graziani di Affile.

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