Shaiya: una recensione semiseria

12 07 2012

10iUna delle prime regole da rispettare quando si lavora in un ufficio, è quella di non lasciare mai il proprio computer incustodito. Non si sa mai che a qualche collega salti il ticchio di mettere il naso negli affari altrui, o peggio ancora, di metterci addirittura le mani. Inutile dire che la regola vale anche per le redazioni dei giornali. Anzi, di più: vale persino per le rubriche. Ed è per questo che la consueta finestra che il vicedirettore Andrea Mancia dedica ogni settimana al mondo dei videogiochi, oggi viene usurpata (con permesso, s’intende) da un redattore che tanto ficcanaso non è, ma di sicuro è assai meno titolato a parlare di videogame, perché è praticamente dai tempi di Doom II che non combina nulla di buono videogiocando. Un “niubbo”, come direbbero i cultori del genere riferendosi ad un neofita della tastiera. Un cialtrone, come direbbero tutti gli altri. La deontologia professionale, e prima ancora la decenza, impone dunque allo scrivente di specificare che la propria competenza in fatto di videogiochi è pari a quella di una bertuccia incaricata di dirigere il traffico nell’ora di punta. Buon divertimento, dunque, a vostro rischio e pericolo.

Shaiya
In primis, è un videogioco assolutamente gratuito: basta essere in possesso di un computer dotato di mouse e tastiera, di una connessione ad Internet un po’ spigliata e di tanto tempo da perdere, e il divertimento è a portata di clic su: it.shaiya.aeriagames.com. Detto ciò, si tratta di un Mmorpg (non fatevi ingannare dalla desinenza: non si tratta di un lanciarazzi anticarro, ma di un Massively Multiplayer Online Role Playing Game, ovvero di un gioco di ruolo multigiocatore di massa) di genere fantasy pubblicato nel 2007 dalla californiana Aeria Games Entertainment.

E adesso la trama. In un mondo incantato sconvolto da un’aspra guerra che vede coinvolti dei e mortali, due bellissime dee dalle fattezze generose e dall’abbigliamento assai minimalista (altro punto a favore del gioco, assieme alla gratuità) si contendono il dominio supremo. Proprio come nella vita reale, anche qui torme di energumeni disposti a tutto per conquistare il favore di questa o quella divina beltade se le danno di santa ragione a suon di incantesimi, astuzie, e sonore mazzate sul capocollo. Quattro le razze in lotta: gli umani, uniti a gli elfi, che costituiscono l’Alleanza della Luce (i buoni); i Vail, alleati dei DeathEaters, insieme nell’Unione della Furia (i ragazzi difficili). Scelta razza e sesso del proprio personaggio,bisogna deciderne anche la classe, che cambia nel nome e nelle caratteristiche a seconda della razza selezionata: Guerriero o Combattente, Guardiano o Difensore, Cacciatore o Arciere, Pagano o Mago, Oracolo o Sacerdote, Assassino o Ranger.

Chi scrive, fantasioso come un sottobicchiere, ha optato per un Umano-Maschio-Guerriero. La dotazione di armi ed equipaggiamenti è invidiabile, e si amplia con l’aumentare delle abilità, che a loro volta si incrementano risolvendo le quest di difficoltà progressiva e uccidendo i mostri via via sempre più brutti, forti e cattivi che l’eroe di turno deve affrontare per diventare qualcuno in questo mondo dove non c’è spazio per quelli che vogliono solo coltivare i gerani sul davanzale. Il bello però è quando si riesce a convincere a giocare anche la fidanzata, la quale in 9 casi su 10 (compreso questo) sceglierà un’elfa dai capelli biondi che alla normale inclinazione per le scarpe e le borsette sostituirà (ma solo momentaneamente) quella per gli incantesimi. Già, perché una delle modalità interessanti di gioco è quella in gruppo, che consente di abbordare avversari più forti senza finire triturato come un topo di campagna sull’A24 e di aumentare le skill più rapidamente.

Il gioco è a prova di niubbo, grazie alla funzione tutorial che spiega per filo e per segno come prendere confidenza con il mondo esterno, con tutti i suoi pericoli e le sue opportunità, ma la presenza di un intricato sistema di mappe e livelli sempre più difficili consente anche ai giocatori più esperti di non annoiarsi dando la caccia ai rospi quando anche il suo personaggio potrebbe tranquillamente atterrare con un semplice sputo un’intera orda di zombie. La grafica è piuttosto curata, ma “leggera” a sufficienza da non impallarsi con un pc troppo datato o una connessione troppo pigra. L’amore per i dettagli viene particolarmente utile quando si ha a che fare con un personaggio di sesso femminile, amico o nemico che sia. Ben poco viene lasciato all’immaginazione nella descrizione grafica di personaggi che, prima di diventare demone, leopardessa guerriera, folletto dei boschi o dea, probabilmente facevano bella mostra di sé in vesti altrettanto succinte sulla fiancata di un bombardiere della II Guerra Mondiale.

Unica pecca: la chat. La pur efficiente messaggeria istantanea costringe infatti il giocatore a continue sessioni di aggiornamento sul vocabolario bimbominkia, pieno di x al posto dei “per” e k al posto del “ch” gutturale, trasformando le avventure più appassionanti in qualcosa di molto simile ai concerti di Justin Bieber e degli One Direction. Ma basta non farci troppo caso, o giocare nelle ore in cui i pargoli sono andati a dormire perché domani c’è scuola. Adottando i dovuti accorgimenti, diventerà un videogioco dal quale difficilmente riuscirete a staccarvi.

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