Ogm: la caccia alle streghe uccide la ricerca

13 06 2012

11iUn tempo le folle inferocite davano la caccia alle streghe. Ma era il Medioevo, erano i secoli bui. Oggi queste cose non succedono più. Oggi però si da la caccia agli scienziati. Niente più forconi imbracciati da mani ottuse: bastano le leggi scritte da mani altrettanto ottuse. Sempre con lo stesso risultato: un rogo di fascine.

Ed è esattamente un rogo di fascine e rami secchi quello che ha cominciato a bruciare ieri all’Università della Tuscia. Per mandare in fumo trent’anni di studi, di lavoro durissimo, di fatica e di ricerca del professor Eddo Rugini, “colpevole” e reo confesso di voler fare dell’Italia un polo di eccellenza nella ricerca sui prodotti agricoli transegnici. Nei panni del predicatore invasato, stavolta ci sono il guru di Democrazia Proletaria, Mario Capanna, e la sua Fondazione Diritti Genetici. A reggere il cerino, però, è il Ministero dell’Ambiente, con un’ordinanza che intima all’ateneo laziale la dismissione del sito sperimentale in cui da quasi quindici anni vengono coltivati olivi, ciliegi e kiwi Ogm.

In un’Italia sempre pronta a difendere a parole la ricerca scientifica, e ad innalzare piagnistei sulla mancanza di fondi e di finanziamenti, la notizia rischiava di passare addirittura inosservata. Anzi, a risuonare in lungo e in largo c’era soltanto la voce ottusa dei detrattori degli studi di Rugini. Finché non si è fatta sentire forte e chiara quella de “La Valle del Siele”, il blog dell’imprenditore ed esperto Giordano Masini.

Il progetto Rugini muove i primi passi nel 1982, salutato dalla comunità scientifica internazionale come un’eccellenza nel settore della ricerca di colture resistenti all’attacco di funghi e altri agenti infestanti, in grado di portare risultati straordinari. «Noi italiani siamo stati i primi a condurre questo genere di studi sulle piante arboree e da frutto» spiega il profesor Rugini, che ora si vede strappare di mano la sua ricerca da un’accolita di pseudiscientisti dilettanti che non saprebbero distinguere una provetta da un becco di Bunsen: «Capanna dice che i miei studi potrebbero essere condotti tranquillamente anche in laboratorio» attacca Rugini. «Dice un sacco di sciocchezze. È un filosofo, continui a fare il filosofo».

La sperimentazione sugli alberi transgenici viene avviata in campo nel biennio 1998/1999. Nel 2009 viene chiesta una proroga, perché le piante arboree non sono lattuga o pomodori, e hanno bisogno di tempo per crescere e svilupparsi. Già allora, però, la Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente negano il tempo extra sulla base delle leggi in vigore, che vietano la sperimentazione sugli Ogm in campo aperto. Da lì ha inizio un lungo braccio di ferro tra le istituzioni e l’Università della Tuscia, che chiede l’adozione di un provvedimento per consentire all’equipe del professor Rugini di portare a termine il proprio ultradecennale lavoro e di non buttare al vento tutti i finanziamenti pubblici di cui l’avveniristico progetto di ricerca aveva goduto fino ad allora. Niente da fare.

Non bastano gli appelli. Non basta nemmeno il fatto che in decenni di sperimentazione internazionale non ci sia mai stato nemmeno uno straccio di ricerca ad attestare su basi rigorosamente scientifiche la benché minima pericolosità per l’uomo o per l’ambiente di qualsivoglia organismo geneticamente modificato. L’Ogm resta un tabù, e la paura irrazionale fomentata dalla disinformazione sono più forti di qualsiasi dimostrazione scientifica.

Nel maggio scorso scende in campo la fondazione di Capanna, che monta il caso e lo infarcisce di allarmismi apocalittici e affermazioni al limite del farneticante, diffondendo il panico circa il rischio di “contagio” tra gli alberi oggetto di sperimentazione e le colture circostanti. Ma le piante di Rugini, scrive il blogger Masini, «non possono essere in nessun caso considerate un pericolo per le colture vicine».

Lo spiega dettagliatamente lo stesso professore: «I ciliegi che avete visto in fiore non hanno necessità di essere coperti, perché non sono transgenici. Accanto a questi, i ciliegi transgenici (che sono portinnesti), prima di essere stati sottoposti a manipolazione genetica erano completamente sterili (cioè non producevano nemmeno un granulo di polline perché triploidi) e tali sono rimasti allorché divenuti transgenici, per cui non c’è alcuna possibilità di diffusione di polline e quindi non necessitano di protezione».

«Gli olivi non hanno prodotto finora alcun fiore e purtroppo nemmeno quest’anno fioriranno, a causa di un ringiovanimento delle piante subìto durante la permanenza in vitro, sebbene derivate da materiale maturo di una varietà di pregio» prosegue il ricercatore.

«Le uniche piante che fioriscono e che producono polline – aggiunge il professor Rugini –  sono quelle appartenenti all’actinidia maschio, alle quali annualmente vengono eliminati i fiori prima della loro schiusura. Le piante femmina non producono polline e vengono impollinate artificialmente con polline di piante controllo per far produrre frutti da sottoporre a test in laboratorio, per verificarne la resistenza all’attacco dei funghi durante la conservazione, e – conclude – successivamente distrutti, come da protocollo». Spiegazioni tanto esaurienti quanto inutili. Da ieri mattina il professor Rugini è obbligato a dismettere il campo, un albero dopo l’altro. «Professore, mi dispiace» dice l’addetto che dal trattore spruzza l’essiccante sugli olivi e sui ciliegi, con lo stesso senso di colpa che avrebbe a portargli via i suoi stessi figli.

La speranza è sempre l’ultima a morire. Il professore è deciso a lottare. Per questo comincerà gli abbattimenti a partire dalle colture meno rilevanti ai fini della ricerca, in attesa che nel frattempo si possa ancora salvare il salvabile. Il mondo della ricerca si è già mobilitato. Dagli Usa il sito web BioFortified ha lanciato una raccolta firme per fermare l’abbattimento delle piante. Intanto, i contatti informali tra Rugini e il Ministero dell’Ambiente tengono accesa la fiammella per una possibile soluzione positiva. Ma ancora non basta a fermare quei maledetti trattori.

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