Online Uribu, la piattaforma per denunciare i soprusi

10 02 2012

Uribu (1)Uribu, e il suo simbolo – una civetta –, sono pronti per essere messi online. Dopo settimane di lavoro per la messa a punto, e di attesa da parte di una platea di cyber-curiosi sempre più vasta (oltre 700 followers su Twitter, più di 2mila 700 “like” su Facebook) la piattaforma di denuncia on-line aprirà ufficialmente i battenti nel pomeriggio. E sarà pronta a raccogliere i casi segnalati dagli stessi utenti attraverso post, immagini e video. «Da oggi non avrete più scuse per dire che non potete farci niente se le cose vanno male», ammonisce bonariamente il sito.

Uribu è la creatura di cinque ragazzi italiani tra 18 e 23 anni: Andrea, Andrea S, Carlo, Claudio e Nicola. Tra loro condividono la passione per il web e la filosofia “wiki”. Sono proprio queste due passioni che li hanno spinti a lavorare ad una piattaforma dove possa segnalare, in modo anonimo, i piccoli e grandi soprusi di ogni giorno così come i malfunzionamenti di servizi pubblici e privati. Dall’autobus che non passa mai al cafone che posteggia nell’area riservata ai disabili, passando per il taxista che fa la cresta sulla corsa. Ma anche atti vandalici, casi di evasione fiscale, problemi con i rifiuti o con i servizi sanitari, e così via. Sono già 19 le diverse categorie segnalabili, e molte altre verranno aggiunte man mano che il servizio prenderà piede.
«Ci siamo conosciuti cinque anni fa su Internet» dicono di loro i fondatori di Uribu, che in queste ultime settimane hanno messo in piedi due seguiti profili su Facebook e Twitter. «Riteniamo molto importanti la libertà d’espressione e la condivisione del sapere. Riteniamo inoltre che la rete sia uno strumento potentissimo e che sia responsabilità di tutti quella di sfruttarlo al meglio».

Ma cos’è in sostanza la civetta Uribu? Una piattaforma web, per l’appunto, attraverso la quale gli utenti possono segnalare disservizi quotidiani e condividerli con la rete in pochi istanti. «Denunciare un problema – spiega il team di Uribu – è il primo passo per vederlo risolto». Uribu vuole essere soprattutto uno strumento di cambiamento, «perché la segnalazione sarà una voce forte per sollevarti senza paure contro tutti i soprusi che si vivono nella quotidianità».

Ecco come funziona. «È più facile farlo che spiegarlo», dicono i giovanissimi padri di Uribu. Basta collegarsi al sito uribu.com, cliccare sul tasto “Segnala”, o scegliere una categoria di segnalazione nel menu di navigazione a destra. Poi si passa a compilare le voci del form. Si tratta in ogni caso di passaggi semplici, veloci, e molto intuitivi, che serviranno ad indicizzare meglio le segnalazioni per tema e area di provenienza, nonché, ovviamente, per data.

La macchina è pronta. Mancano solo gli utenti, che gli ideatori di Uribu si augurano diventeranno tantissimi. «Per Uribu sono fondamentali i suoi utenti: più persone lo utilizzeranno, più ci saranno condivisioni, più sarà forte la spinta affinché i responsabili dei disservizi segnalati si attivino per risolvere il problema» spiega il team. L’idea di fondo, dicono, è che una grande pressione mediatica generata dal web possa spingere più facilmente chi ne ha la competenza ad attivarsi per risolvere i problemi.

«Uribu però non è soltanto uno strumento di denuncia: il nostro auspicio è che serva da leva per la coordinazione tra utente e fornitore di servizi». Il loro motto è che “Tutti insieme si può migliorare”. Per questo motivo la piattaforma cerca la collaborazione di tutti, tanto i “segnalatori” quanto i “segnalati”, in uno spirito che non sia di mera denuncia ma di piena cooperazione. Così, per agevolare il confronto tra istituzioni, aziende e cittadini o utenti, Uribu mette disposizione account speciali per la Pubblica amministrazione e le aziende, in modo che queste possano tenere sotto controllo le segnalazioni di loro interesse, e godere di uno spazio dove potranno interagire pubblicamente con l’utente che effettua la segnalazione e tutti quelli che avranno partecipato alla discussione. Ma Uribu strizza l’occhio anche a giornalisti e testate che potranno richiedere account speciali ed essere informati in tempo reale sulle ultime news del proprio territorio di competenza, o dell’ambito di interesse. «Con Uribu possiamo aprire un nuovo modo di fare informazione. Il più diretto, perché fatto direttamente dai cittadini».

Ma Uribu punta ancora più in alto: vuole diventare una vera e propria community, e sprona agli utenti a registrarsi per poter godere di info e funzionalità speciali, come newsletter, aggiornamenti, e la possibilità di commentare e persino valutare con un punteggio speciale le segnalazioni altrui. «Niente paura, però – spiegano gli ideatori – l’anonimato verrà garantito sempre e comunque». Ci si può registrare con il proprio nome e cognome così come con un nickname, ma in ogni caso i dati sensibili non verranno mai e poi mai resi pubblici agli altri utenti o all’esterno della comunità. Non solo: persino quando si pubblica una fotografia interviene uno speciale programma che, già nella fase del caricamento provvede a modificare l’immagine rendendo irriconoscibili i volti dei soggetti eventualmente ripresi. La privacy prima di tutto. Grazie al servizio di Google Maps, sarà possibile indicare l’ubicazione della segnalazione effettuata.

Una comunità online non poteva non scommettere sui social network. Con un semplice clic, le segnalazioni alla civetta di Uribu potranno essere condivise con i propri contatti di Facebook e Twitter. «Per gli utenti Twitter, in particolare, abbiamo sviluppato “cinguettii” agevolati: cliccando sul tasto tweet compariranno in automatico la categoria, il titolo e la città della segnalazione in questione». C’è anche l’hashtag ufficiale: #uribu. Insomma, tutto è pronto per trasformare questa innovativa “Striscia la Notizia” open-source la nuova rivelazione italiana della rete. Almeno nelle speranze dei suoi giovanissimi ideatori.

Quanto costa far parte di questo esperimento di cyberattivismo in versione fai-da-te? Assolutamente nulla. Uribu è gratis e ha intenzione di rimanere così per sempre. Ma un sistema del genere, si sa, ha i suoi costi. E allora la piattaforma si affida ad un conto PayPal dove gli utenti più generosi potranno effettuare la loro piccola donazione a sostegno del progetto.

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