Anonymous attacca la Polizia Penitenziaria

6 08 2011

sappe.it_Anonymous e LulzSec Italy scendono in campo addirittura contro le carceri. E lo fanno prendendo di mira il sito ufficiale del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria. Stavolta niente attacchi Ddos o sottrazioni di dati sensibili, così come gli hacktivisti avevano abituato l’opinione pubblica, ma un semplice “defacing”, ovvero una sorta di imbrattamento digitale dell’homepage. Un po’ come i graffiti sui muri, con la differenza che, nel caso di un defacing, per “ripulire” le scritte basta un clic. “Un saluto a tutti i detenuti d’Italia e alle loro famiglie: combattiamo anche per i vostri diritti, perché la legge non è uguale per tutti!!!”. Questo il titolo del messaggio clandestinamente postato sulla pagina iniziale.

La levità dell’attacco e la sostanziale assenza di danni ne fanno un atto puramente dimostrativo, volto più ad attirare l’attenzione che a mettere ko un nemico. “Come sempre ribadiamo che non abbiamo intenzioni eversive o terroristiche ma vogliamo semplicemente dare voce ai deboli ed agli oppressi”, si premurano comunque di specificare gli attivisti, in calce al loro messaggio.

Il perché del blitz informatico è spiegato nel lungo comunicato stampa affisso sul sito del sindacato di polizia penitenziaria, trasformato alla bisogna in una bacheca dei cyberattivisti: “Abbiamo pensato di farvi visita in questi giorni di calura estiva per esprimere la nostra vicinanza a tutti i detenuti in Italia, troppo spesso vittime delle ormai arcinote lungaggini burocratiche e processuali, fenomeno tutto italiano e che fa si che vi siano nelle nostre carceri persone non ancora giudicate neanche in primo grado e da ritenersi quindi innocenti” recita la rivendicazione, che porta la firma della “premiata ditta” Anonymous, LulzSec e Antisec Italy. Gli stessi responsabili del pesante attacco di domenica scorsa a Vitrociset, il colosso italiano della sicurezza, al quale però era andata decisamente peggio che al Sappe.

“Oltre a ciò – prosegue il comunicato – constatiamo con amarezza come le condizioni di vita carceraria siano insostenibili ed una vera ignominia per uno stato che si reputa non solo civile ma facente parte dei paesi firmatari di numerosi trattati contro la tortura; ebbene a nostro avviso le condizioni degradanti e svilenti della dignità umana in cui la stragrande maggioranza dei detenuti sono costretti a scontare la propria pena sono equiparabili a tortura”.
Ma il “j’accuse” degli hacktivisti è ancora più pesante: “Capitolo a parte richiederebbe poi quel tanto citato motto Dura lex, sed lex che adorna i nostri tribunali, e che appare sempre più difficile da prendere sul serio, visto come certe figure politiche che dispongono dei soldi o del potere necessari possono compiere pressoché qualsiasi reato restando impuniti mentre l’immigrato accusato di spaccio difficilmente riuscirà ad aver un trattamento equo”.

“Vediamo una mole impressionante di leggi – dichiarano i cyberattivisti – ma la giustizia latita. In questo bel sito siete soliti segnalare problematiche relative al vostro corpo di P.P.E, come la cronica mancanza di organico e altre lagnanze, noi oggi abbiamo voluto dedicare questo spazio ai detenuti a cui non viene offerta questa possibilità e che francamente patiscono ben di peggio che il vostro stress e logorio da penitenziario”.
Ma i “defacciati” non ci stanno a perdere la faccia, e a stretto giro rispediscono le accuse al mittente. La risposta del sindacato degli agenti carcerari, infatti, non si è fatta attendere, ed è arrivata direttamente per bocca del segretario generale del Sappe, Donato Capece: “È significativo che gli hacker abbiano preso di mira un sindacato da sempre in prima linea sulle problematiche penitenziarie e di chi nelle carceri lavora in prima linea” dichiara Capece, che definisce il gesto un attacco che inquieta ma non intimidisce la Polizia Penitenziaria “Continueremo a denunciare le criticità del carcere – prosegue – e le conseguenti gravose condizioni delle donne e degli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria”.

 

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