L’epopea di Anonymous, ideologia e storia degli hacker più bravi del mondo

13 07 2011

a«La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà». Nonostante abbia ormai più di cent’anni suonati, è proprio con l’aforisma più celebre dell’anarchico russo Michail Aleksandrovic Bakunin che si può spiegare oggi la genesi e lo sviluppo del movimento Anonymous. Quelli che oggi si autoproclamano i rivoluzionari della rete, sventolando icone controcorrente come il bombarolo cinquecentesco Guy Fawkes e scendendo in campo a fianco dei movimenti di protesta di mezzo mondo, dalla primavera araba agli indignados iberici, fino a qualche anno fa si limitavano a giocare agli allegri buontemponi.

Oggi gli Anonimi sono un movimento diffuso, forte e organizzato, capace di entrare in azione ovunque e contro chiunque con una coordinamento impressionante, nonostante l’assenza di leader o ordini dall’alto. E lo hanno dimostrato più di una volta, con azioni eclatanti e vittime eccellenti. Sono i principali sostenitori di Assange e delle sue WikiLeaks, hanno fatto loro gran parte degli ideali della comunità hacker, abbracciano le rivendicazioni dei movimenti di protesta che, nei quattro angoli del pianeta, chiedono più libertà, più democrazia, più informazione, più diritti.

E c’è di più: attaccano senza esclusione di colpi tutti coloro che ritengono «colpevoli» a vario titolo delle limitazioni alla libertà del popolo della rete: i governi censori del web, le «repressioni violente» della polizia, le agenzie di sicurezza informatica «che non garantiscono sicurezza, ma solo i propri profitti», ma anche le multinazionali «capitaliste e a servizio dell’impero», le banche, le agenzie di rating e molto altro ancora. E pensare che una volta si limitavano agli scherzi divertenti… L’epopea Anonymous comincia infatti su 4chan, forse l’imageboard più celebre e frequentata della rete. Il termine «Anonymous» deriva proprio dalla possibilità di postare sull’imageboard immagini e commenti senza la necessità di firmarsi o «loggarsi» ogni volta, apparendo per semplicemente come «Anonimi».

Inizialmente luogo di ritrovo per gli appassionati di fumetti manga, 4chan si trasforma via via in una comunità di assidui frequentatori del web che ne apprezzavano la facilità con la quale è possibile ridere su tutto, e giocare tiri mancini un po’ a chiunque. È stato proprio su 4chan, infatti, che sono nati alcuni dei «meme» più famosi, in voga ancora oggi, come ad esempio il personaggio demenziale Pedobear (un orsetto mentalmente deviato che molesta i bambini) o i lolcats, i divertentissimi gatti alle prese con comiche situazioni poco feline e molto umane. E proprio di brutti colpi si è resa celebre 4chan con quello ai danni di una ragazza con l’inconfessabile passione di pubblicare in gran segreto sul web le proprie foto osé.

Ma sul web nulla resta segreto a lungo, e gli Anonimi sono dei grandi fautori di questa massima. Così alcuni fra gli utenti più smanettoni riescono in breve tempo a scoprire tutto della giovane: e-mail, profilo Facebook, persino l’indirizzo di casa. Ed è proprio qui che uno degli anonimi si presenta un giorno con un gran sorriso stampato sulla faccia, affabula i padroni di casa, e con notevole faccia tosta consegna agli allibiti genitori di lei un book completo di tutte le immagini hard messe on-line dall’insospettabile figliola. Non prima però di fotografarsi all’interno della stessa stanza in cui la ragazza si ritraeva nei suoi scatti «piccanti», per poter così provare ai compari del web la riuscita della sua impresa.

Ma questo è solo l’inizio. Post dopo post, burla dopo burla, impresa dopo impresa, quell’Anonymous che firma foto e commenti si trasforma da termine generico e insignificante a vero e proprio tratto distintivo. Diventa un segno di riconoscimento tra la stretta cerchia di adepti e, all’esterno del giro, un famigerato marchio di fabbrica sinonimo di grossi guai.
Lo ha imparato a proprie spese Aaron Barr, ex amministratore delegato della società di sicurezza informatica HBGary Federal. Tra il 2010 e il 2011, attraverso una serie ben congegnata di identità fasulle, Barr era riuscito a “infiltrarsi” tra gli Anonymous, mettendo persino le mani sui dati personali di alcuni tra i più “hacktivi” tra loro. Lo scopo? Dimostrare la proprie abilità contribuendo ad assicurare alla giustizia quelli che nel frattempo erano già diventati una spina nel fianco delle autorità statunitensi.

Ma il suo raid non è caduto nel vuoto: Barr, infatti, aveva forse sottovalutato le capacità di reazione di coloro che voleva levare di mezzo senza tanti complimenti. Smascherato dagli Anonimi come infiltrato, l’esperto di sicurezza informatica è stato fatto oggetto di un contrattacco di portata devastante. Rimosso e cancellato ogni dato dal suo iPad e dal suo iPhone personale, copiati e diffusi on-line e-mail e password, compresa quella dell’account di Twitter, messi a disposizione di qualunque utente della rete i dettagli più intimi della sua vita privata. Nemmeno l’identità del suo personaggio sul celebre videogioco on-line World of Warcraft sono stati risparmiati dalla pubblica gogna. Nel febbraio 2011, Barr è costretto ad annunciare le sue dimissioni. «Per concentrarmi sulla mia famiglia e sulla riabilitazione della mia reputazione», ha dichiarato pubblicamente. Ma la leggenda metropolitana diffusasi sul web subito dopo la vicenda racconta un epilogo diverso: Barr sarebbe stato costretto alle dimissioni direttamente da una e-mail degli Anonimi, che gli avrebbero intimato di abbandonare il suo lavoro alla HBGary Federal pena pesanti ritorsioni sul sito web e sul sistema informatico dell’azienda.

Non solo: sempre secondo le voci della rete, per placare le ire degli hacker la HBGary Federal starebbe mensilmente devolvendo alla causa di Julian Assange una somma equivalente al vecchio stipendio di Barr. È stato così che, tra realtà e leggenda, Anonymous è passato poco alla volta dall’essere una sorta di «Amici Miei» in versione 2.0 a una vera e propria organizzazione internazionale di hacker attivisti del web, hacktivist, pronta a muovere guerra a ogni «nemico» della libertà digitale. «La conoscenza è libera. Noi siamo Anonymous. Siamo la legione. Non perdoniamo. Non dimentichiamo. Aspettateci!». Fino a quando? Fino a che il mondo intero non sarà cambiato. O seppellito da una risata.

 

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