Giulio Menichelli, a vent’anni studia per diventare Uto Ughi

3 07 2011

Giulio Menichelli_0

“Se non studio un giorno, me ne accorgo io. Se non studio due giorni, se ne accorge il mio maestro. Se non studio tre giorni, se ne accorgono tutti”. E’ la massima di Niccolò Paganini che un suo giovane emulo dei giorni nostri ha scelto di riadattare alla propria realtà quotidiana per spronarsi ogni giorno a fare sempre meglio. Il giovane violinista si chiama Giulio Menichelli, 18 anni appena e un amore viscerale per la musica. Il “marmo” dove ha scolpito la sua versione del brocardo è l’home page della sua pagina Facebook. Perché in fondo i giovani talenti della musica sono prima di tutto giovani, proprio come tutti gli altri.

Nato a Roma nel 1992, Giulio iniziato i suoi studi all’età di 5 anni, vincendo già a 8 i primi concorsi internazionali. Alla stessa età entra al conservatorio. Ad 11 anni esegue come solista, al Teatro Traiano di Civitavecchia, il Concerto in La min di Bach. A 12 è prima a Mosca e poi al Teatro Strehler di Milano come spalla e solista nell’orchestra scelta per lo scambio culturale Italia-Russia, quando si esibisce al cospetto della first lady russa Ljudmila Škrebneva , la moglie di Vladimir Putin. E’ il 2004, anno in cui entra anche a far parte dell’orchestra giovanile di Uto Ughi, per la quale si esibisce ogni anno. A 16 si diploma in violino al Conservatorio di Roma, e riceve una borsa di studio per essere stato tra i migliori diplomati della scuola. Subito dopo incomincia un corspo di specializzazione triennale presso l’Accademia di Santa Cecilia, che segue tutt’ora. E sono solo alcune delle tappe di un cursus honorum musicale davvero impressionante per la sua giovanissima età. Oggi, ad appena 18 anni, Giulio Menichelli ha collezionato oltre 400 esibizioni dal 2004.

Ma vivere di musica, anche per chi vive per la musica, è tutt’altro che facile. “Le prospettive sono scarse – racconta il giovane violinista romano – specie qui in Italia, dove senza santi in paradiso non si va da nessuna parte”. Forse chi definì gli italiani un popolo di navigatori, di santi e di poeti non aveva esattamente in mente questo, ma tant’è. I compensi per le esibizioni e gli spettacoli sono il più delle volte simbolici, tanto per usare un eufemismo.

E all’estero? “Non conosco la realtà di persona, ma da quello che mi hanno raccontato non è poi tanto diverso” dice Giulio. Insomma, nemmeno fuori dall’Italia delle raccomandazioni la musica cambia. Però Giulio ci vuole provare lo stesso, e nonostante ostenti un giudizio sulle cose del mondo un po’ troppo cinico e disilluso per chi ha ancora un’età in cui e sacrosanto vivere di sogni e speranze, un po’ sognatore lo è anche lui: “Forse a breve riuscirò a partire per la Svizzera: andrò a seguire un corso speciale al Conservatorio di Zurigo. Mi dicono che sarà dura, però. Lì i maestri non sono tanto di manica larga nei giudizi”.

Su Youtube già spopolano i video delle sue esibizioni. Migliaia i “fan” della sua interpretazione del Capriccio n° 16 di Paganini, eseguita quando aveva appena 12 anni. Ma ci sono anche le immagini di quando Giulio si è cimentato col tutt’altro che facile “Trillo del diavolo” di Tartini, che gli appassionati di fumetti ricorderanno come croce e delizia del clarino di Dylan Dog.

E che cosa vuole fare “da grande” Giulio Menichelli? “Il mio obiettivo è quello di riuscire ad entrare come violinista nell’Orchestra di Santa Cecilia, qui a Roma”. Un traguardo molto prestigioso, certo, ma comunque un traguardo per uno con i piedi per terra. “Certo – confessa – a chi non piacerebbe diventare un giorno il nuovo Uto Ughi? Ma bisogna fare i conti con la realtà, e con le prospettive reali”. Già. Intanto bisogna continuare a studiare. Si studia tutti i giorni. Si studia sin da piccoli. Si studia da soli. E da soli si va avanti.

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