Andrea e Marco, se gli italiani mangiano bene i milanesi mangiano da Bio

9 07 2010

Chi l’ha detto che per mangiare cibo sano, rispettando l’ambiente e anche il portafogli, si debba fare una scelta di vita radicale come il “ragazzo di campagna” raccontato da Renato Pozzetto nell’esilarante commedia cinematografica di qualche anno fa?

Proprio in quella tentacolare e frenetica Milano nella quale l’ingenuo contadino Artemio fa i conti a modo suo con un progresso e una modernità piuttosto indigeste, Andrea Maraffino, 34 anni, e Marco Beretta, 26, hanno dato vita a “Mio Bio”, un negozio di prodotti da agricoltura biologica e “km 0” che sta progressivamente conquistando le preferenze, ma soprattutto le tavole, della clientela meneghina. Il loro è un vero e proprio presidio del cibo naturale e genuino nel centro della città, un’oasi verde da tovaglia nel grigio del mangiare sottovuoto.

E pensare che la loro idea è nata praticamente per caso. Anzi, per un caso. «Tre anni fa ho trascorso un periodo lavorando in una cascina poco fuori Milano, nei dintorni di Melegnano – spiega Marco, laureato in scienze e tecnologie alimentari, raccontando gli esordi della sua esperienza “bio” – E’ lì che ho conosciuto Andrea, arrivato lì dopo la laurea in scienze zootecniche e un master in agricoltura biologica, e abbiamo cominciato a pensare a come tradurre nella pratica la nostra formazione». Poco tempo dopo, Marco parte per un anno in Bolivia per un progetto di cooperazione dove affina la sua esperienza, è proprio il caso di dirlo, sul campo. Poi, di ritorno a Milano, ecco l’opportunità: un negozio di alimentari, già orientato nel campo del biologico, cede l’attività, e così i due decidono di tentare l’avventura.

«E’ da circa cinque mesi che Mio Bio aperto i battenti: ci siamo specializzati un una vasta gamma di alimenti biologici, ma puntiamo specialmente sul fresco». Per i prodotti, si rivolgono direttamente ai prodotti coltivati nelle cascine dei dintorni. Molto spesso sono proprio loro ad andare a raccoglierle direttamente negli orti. Il tutto per un menù biologico e rigorosamente Km 0, per facilitare la tracciabilità e la genuinità dei prodotti e offrire nel contempo prezzi più bassi risparmiando sulle spese di trasporto. E su prodotti decisamente non autoctoni, come ad esempio caffè e cacao, la scelta ricade sul commercio equo e solidale.

La loro esperienza ha ispirato altri giovani esercenti che si stanno cimentando uno dopo l’altro nella stessa avventura natural-mangereccio-commerciale: «Stiamo cercando di fare rete gli uni con gli altri, comprese le associazioni attive nel mondo del biologico» spiega ancora Marco. E la risposta della clientela? «E’ decisamente buona – dice – Grazie al passaparola, sono sempre di più le persone che scelgono di acquistare prodotti biologici e a Km 0, coniugando la salute con il risparmio».

Luca Pautasso

da La meglio gioventù

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