Daniele, un talento blu cobalto

13 05 2010

Come si diventa registi? Quale strana alchimia fa scattare il meccanismo in forza del quale, una bella mattina, ci si sveglia con in testa l’idea di mettersi a seguire le orme di Kubrik, Fellini, Monicelli, Spielberg, o per lo meno di provarci? E’ una domanda strana, in effetti. Un po’ come chiedere a qualcuno perché preferisce il mare o la montagna. Ponete lo stesso quesito a dieci, venti, cento persone e avrete dieci, venti, cento risposte diverse. Eppure tutti quanti vi diranno di amare la montagna o il mare, o il cinema, perché no?, con lo stesso viscerale, profondo e inossidabile attaccamento.

Per Daniele Gangemi, 29 anni, giovane promessa della regia “Made in Catania”, che con la sua pellicola d’esordio, “Una notte blu cobalto”, ha già conquistato pubblico e critica d’Oltreoceano, l’avventura verso la mitica seggiola pieghevole con il megafono poggiato accanto è cominciata all’età di 15 anni. «A quell’età – racconta Daniele – ho maturato le mie prime esperienze in radio, cominciando a lavorare nella realtà catanese delle trasmissioni radiofoniche». E’ lì, ci dice, in quel periodo, che ha sperimentato anche la televisione e la fotografia, sempre nella realtà locale. «Poi è successo qualcosa» spiega. «Ad un certo punto ho realizzato che nel cinema avrei trovato tutto quello che fino a quel momento mi era piaciuto fare: il sonoro della radio, le immagini della televisione e la fotografia. Tutto insieme».

Così a 19 anni fa le valigie per Bologna, dove si iscrive al Dams, indirizzo cinematografico. «Per me Bologna ha rappresentato un momento di formazione immenso. Non solo lì ha aperto i battenti la prima facoltà del Dams ad indirizzo cinematografico, ma ho avuto modo di entrare in contatto con tanti altri ragazzi che nutrivano la mia stessa passione per il cinema e i miei stessi obiettivi. E’ stato un periodo davvero entusiasmante». Ma per chi vuole fare davvero cinema lo studio sui libri non basta. «Bisogna stare sul set. Vivere sul set – racconta – Il set è l’unico posto dove chiunque, dall’aspirante regista all’aspirante fonico, o tecnico delle luci, capisce veramente come si lavora, come funzionano le cose, cosa si deve fare e cosa no».

A cavallo tra il 2002 e il 2003 da vita al primo cortometraggio girato in Super8. Da quella prima esperienza dietro la macchina da presa comincia poco a poco a maturare l’idea di quella che diventerà poi la commedia dal titolo “Una notte blu cobalto”, il film del 2009 con Alessandro Haber, Corrado Fortuna, altro giovane talento siciliano, Regina Orioli e Valentina Carnelutti. «A permettere che quella che era solo un’idea si trasformasse in realtà è stato l’incontro con due giovani imprenditori catanesi, Grazia Rendo e Claudio Capostagno, che si sono letteralmente innamorati del progetto e hanno deciso di dare vita alla casa di produzione Orchidea». C’è una citazione dello sceneggiatore Cesare Zavattini che Daniele porta sempre con sé, che recita più o meno così: per fare cinema occorrono soldi o tempo. «Io non avevo né l’uno né l’altro, essendo al lavoro per dare vita alla mia prima opera – ci dice – però dalla mia ho avuto chi come me ha creduto e si è appassionato alla storia, e il film è nato».

“Una notte blu cobalto” ha portato fortuna, di nome e di fatto. A metterci il nome è stato Corrado Fortuna, il protagonista, classe 1978 ma un curriculum e una presenza scenica già invidiabili, e a metterci i fatti, tanto per cominciare, è stato il primo premio conquistato lo scorso anno al Worldfest International Indipendent Film Festival di Houston, in Texas, dove la pellicola ha vinto nella categoria delle opere prime sbaragliando una concorrenza di oltre quattromila opere da tutto il mondo, poi le recensioni entusiastiche al San Diego Italian Film Festival, e infine, di riflesso, il David di Donatello per gli effetti speciali assegnato a Stefano Marinoni e Paola Trisoglio per il loro lavoro in “Vincere” di Marco Belloccio. Cosa c’entra quest’ultimo premio? C’entra eccome: «Stefano e Paola hanno curato anche gli effetti speciali del mio film». L’avevamo detto che “Una notte blu cobalto” ha portato fortuna, no? Ha portato bene perfino a Giuliano Sangiorgi, il leader dei Negramaro, che proprio in “Blu cobalto”, scritta appositamente per la colonna sonora del film, ha trovato uno dei brani più apprezzati dalla critica e dal pubblico nel suo carnet di straordinarie interpretazioni.

E adesso, Daniele? Quale sarà la tua prossima fatica? «Qualche idea in mente già ce l’ho, ma per il momento aspetto». Aspetti che cosa? «Aspetto che il mio primo film esca nelle sale, muova i primi passi e riesca a “cavarsela da solo”. Perché per un regista un film è un po’ come un figlio, e questo è a tutti gli effetti il mio primogenito. Finché non vedrò che impara a camminare da sé, farò fatica a staccarmene e a pensare ad altro».

Allora aspettiamo anche noi. Almeno di poter vedere questa pellicola nelle sale italiane. E per chi non se la sente di aspettare senza nemmeno qualche anticipazione, eccola qui, la storia che ha appassionato produttori, attori e cineasti di là dal mare. Il film è ambientato a Catania. Sono le 07:07 di un lunedì che potrebbe essere come tanti altri. Ma non per lo studente universitario Dino Malaspina, che non vuole e non sa dimenticare: si è come bloccato. La ragazza lo ha lasciato da mesi e lui non riesce ancora a farsene una ragione. Proprio quel lunedì, però, tutto è inevitabilmente destinato a cambiare. Lo attendono infatti un lavoro come portapizze per la misteriosa “Blu Cobalto”, dei clienti imprevedibili da soddisfare e una lunga notte dove tutto diventerà magicamente possibile, anche scegliere se essere felice.

Luca Pautasso

da La meglio gioventù

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