Francesca, dalle aule di infermieristica al terremoto in Abruzzo, con l’uniforme della Protezione Civile

8 09 2009

«Fare volontariato nella protezione civile può insegnarti molto: innanzitutto il senso del lavoro di squadra. Lavorare con gli altri e per gli altri. Poi ti insegna a crescere, sotto il profilo personale e sotto quello professionale. E’ un’esperienza che ti aiuta a maturare, a capire chi sei e che cosa vuoi fare della tua vita». E’ così che Francesca spiega una delle sue più importanti scelte di vita. Ed è con queste parole che esorta a sperimentare una simile esperienza chi come lei ha dalla sua la giovane età, la voglia di fare e del tempo da dedicare agli altri.

Francesca Topazi ha 25 anni, vive a Roma e studia infermieristica all’Università. Da cinque anni a questa parte è volontaria della Protezione Civile, ed ha partecipato tanto a grandi interventi in situazione di grave emergenza, come in Abruzzo, quanto alle piccole occasioni in cui dare una mano può sembrare quasi una cosa di poco conto, ma non lo è. «Anche quando il tuo compito è semplicemente quello di porgere una bottiglietta d’acqua ad uno spettatore accaldato in attesa di ascoltare il concerto del suo idolo, senti di fare qualcosa di utile. E questo basta a rendere ciò che stai facendo una cosa importante».

Il lavoro non manca mai, e l’unica ricompensa è la riconoscenza delle persone cui si è venuti in aiuto, assieme alla solida consapevolezza di aver rappresentato un aiuto valido ed efficace per chi in quel momento ne aveva bisogno più di ogni altra cosa al mondo. «Quando si presta servizio può capitare di dover lavorare senza sosta tutto il giorno, dalla mattina presto fino a notte fonda. E’ uno sforzo enorme, è vero, e occorrono convinzione e forza di volontà per poterlo svolgere al meglio. Ma non è mai una fatica. Mai». A far si che la stanchezza non si senta addosso fino a quando il compito non è stato portato a termine, spiega, è quello che si prova: «Un senso di coinvolgimento totale in quello che si sta facendo. Coinvolgimento allo stato puro».

E pensare che alle donne e agli uomini con l’uniforme catarifrangente della Protezione Civile Francesca si è avvicinata quasi per caso. Voleva dedicare un po’ del suo tempo agli altri con il volontariato, ma non aveva nessuna idea di che cosa le sarebbe realmente piaciuto fare. «Una volta provata l’esperienza, però, non me ne sono più andata».Il lavoro di un volontario della Protezione Civile, spiega, non è solo quello che emerge negli atti di eroismo in occasioni di grandi calamità, come in occasione del sisma che ha colpito l’Abruzzo. E per fortuna. D’inverno si va in aiuto dei senzatetto che patiscono il freddo, donando loro coperte e offrendo una tazza di tè caldo. D’estate, l’allerta è sempre altissima per prevenire il fenomeno degli incendi boschivi. E poi, ogni qualvolta le precipitazioni si fanno un po’ più intense del normale, si corre a monitorare il corso dei fiumi per scongiurare straripamenti o intervenire là dove il corso d’acqua è già esondato facendo danni. «Ricordo la preoccupazione che lo scorso autunno aveva destato il rischio di esondazione del Tevere, qui a Roma» racconta. «Fortunatamente i nostri timori non si concretizzarono, tuttavia fu l’Aniene a straripare, e dovemmo intervenire per liberare parecchie abitazioni dall’acqua e dal fango».

Assieme agli altri volontari del suo gruppo, Francesca è partita per l’Abruzzo, per dare un aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto. La sua base operativa era nei pressi del piccolo borgo di San Vittorino, dove numerose case erano state rese inagibili dalle scosse e tanta gente era costretta a dormire nelle tende allestite dalla Protezione Civile. «E’ stata un’esperienza emozionante, e molto bella, per quanto potesse esserlo operare in quel frangente – dice – E’ stata una bella esperienza soprattutto per le persone che ho conosciuto, gente che nonostante il dramma che stava vivendo non aveva perso il sorriso né la voglia di lottare. Persone che hanno saputo toccarmi il cuore». Ora Francesca non vede l’ora di tornare a dare una mano: «Spero di riuscire a ripartire per la fine di giugno, ma dipenderà tutto da quando il mio gruppo verrà richiamato. Quel che è certo è che se avrò ancora un’occasione per partire non le la lascerò scappare». 

Luca Pautasso

da La meglio gioventù

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