Mario: velista per caso, sportivo nel cuore

15 06 2009

Mario Naselli

Lo sciabordio delle onde che schiaffeggiano lo scafo spinto solo dalla forza del vento. Il vento, proprio lui, che gonfia le vele e agita il sartiame quasi a voler sottolineare che quello è il suo regno, e suo è il comando. E poi il profumo e il sapore della salsedine, che per uno nato e vissuto da sempre sulla riva del mare sono il profumo e il sapore della propria esistenza.
Mario Naselli, 26 anni, giovanissimo ingegnere napoletano, ha scoperto la vela e il suo mondo soltanto pochi mesi fa, eppure si è già rivelato una promessa nella sua categoria. Mario è un atleta e un velista molto speciale: nel 2007, un trauma al midollo spinale conseguito ad un tragico incidente motociclistico lo ha costretto sulla sedia a rotelle. Eppure questo triste episodio della sua esistenza non lo ha fermato, anzi. Gli ha fatto scoprire, semmai, che tutti i piccoli grandi ostacoli che può trovare sulla terraferma è proprio lì che li lascia, sul molo. «In mare aperto non ci sono limiti, non ci sono barriere» racconta. «Tutti i problemi e le difficoltà restano a terra: una volta in mare, ci siamo solo io, lui e la barca».
Ritornare al mondo dopo quell’incidente in moto gli è costato sei mesi di durissima, interminabile rieducazione. Esercizi su esercizi per ritornare a vivere, dai quali però ha imparato che nonostante qualcosa fosse cambiato avrebbe comunque potuto continuare a fare qualcosa di importante. Nello sport, ad esempio. Nella vela. Sul mare, che nel suo azzurro abbraccio rende tutti uguali e tutti liberi.
«Sono sempre stato uno sportivo – dice – Sin da bambino ho sempre amato l’attività fisica, e quei primi mesi dopo l’incidente, trascorsi chiuso in casa senza poter fare niente sono stati davvero molto difficili per me». La sua fortuna, racconta, è di aver avuto attorno amici e familiari che non lo hanno mai abbandonato un attimo. E che gli hanno fatto conoscere Peepul, un’associazione di volontariato napoletana che si occupa proprio di organizzare corsi di vela riservati a giovani affetti da disabilità. «Prima di conoscere Peepul non avevo mai praticato la vela. Qualche volta mi era capitato di salire sulla barca di amici, ma ero un neofita». Al termine del corso di vela, ha preso parte prima ad una regata disputata nelle acque di Porto Torres, in Sardegna, e poi alla celebre Vela Longa di Bagnoli, dove è riuscito a conquistare il primo piazzamento vincendo una dopo l’altra tutte le gare. Al timone della sua barca ha scoperto di avere un talento e una voglia di fare fuori dal comune, e ora desidera ardentemente poter continuare a gareggiare. «Se ci fosse la possibilità di intraprendere la carriera agonistica, non esiterei un solo attimo».
Nel frattempo la sua voglia di mettersi costantemente alla prova lo ha portato a scoprire un’altra via di realizzazione, sulla terra rossa dei campi da tennis, questa volta. Dopo aver partecipato ai campionati italiani di categoria a Bari e ai Sardinia Open, si sta preparando per un’altra kermesse tennistica che lo vedrà impegnato a breve in quel di Bassano del Grappa. Perché, dice Mario, lo sport è la migliore medicina che ci sia. Ed è proprio per questa ragione che Mario ha anche fondato l’associazione sportiva dilettantistica “Vesuvio” (www.tennisnapoli.com), nata con l’intento di diffondere il tennis nella città partenopea ma soprattutto avvicinare i giovani compiti da disabilità alla pratica sportiva. «La cosa più importante, dopo un trauma pesante come quello che ho vissuto, è trovare qualcosa che impegni la testa, il corpo e lo spirito».  Ma lo sport è soprattutto un momento aggregante, socializzante, un’occasione in più per non chiudersi tra le quattro mura di un appartamento tagliando i ponti con tutto e con tutti. Per questo, assieme alla vela e al tennis, Mario non si è fermato e ha voluto provare anche lo sci e il basket. «Recentemente mi sono avvicinato anche alla pallacanestro» racconta. «Sui campi ho conosciuto una ragazza che ora è stata convocata nella selezione nazionale, e si prepara per gare molto importanti. Quello che mi ha stupito, quando mi ha raccontato un po’ di sé, è che a lei il basket non è mai piaciuto. Ha cominciato per non sentirsi sola, per stare in mezzo alla gente e fare qualcosa che la facesse sentire viva».
Senza l’aiuto di chi gli è stato accanto e senza l’associazione che gli ha permesso di avvicinarsi alla vela, però, Mario non ce l’avrebbe mai fatta a tagliare questi traguardi: «Purtroppo non tutti i ragazzi nella mia situazione hanno le mie stesse possibilità, perché il più delle volte perché non sanno nemmeno di averla». C’è troppa disinformazione, troppa distanza tra i disabili e le associazioni sportive che mettono a disposizione occasioni per cimentarsi in attività agonistiche di vario tipo. E il rischio più grande non è quello che grandi talenti nascosti dello sport si perdano per strada senza che nessuno sappia mai di loro, ma che per tanti ragazzi cui la vita ha ancora molto da dire e da dare restino chiusi nella convinzione che l’esistenza non abbia invece più nulla da regalare.

Luca Pautasso

da La meglio gioventù

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