Ruggiero, il giovane cardiologo che ama gli alambicchi

5 06 2009

Ruggiero Mango

Il “know-how” del ricercatore e la preparazione del clinico, tutto ad appena 31 anni di età. Questo è Ruggiero Mango, romano, classe 1978, medico cardiologo nonché esperto ricercatore nel campo della genetica legata alle malattie cardiovascolari. La maturazione della sua esperienza al tavolo di laboratorio è cominciata nei primissimi anni dell’Università, quando di anni ne aveva appena 19, ed è andata avanti di pari passo con gli studi in medicina. La passione per la ricerca, l’impegno e le capacità dimostrate in così poco tempo lo hanno reso protagonista nel 2005 di una scoperta scientifica brevettata oggi in tutto il mondo che potrebbe segnare una svolta importante nella cura dell’arteriosclerosi coronaria e nella prevenzione dell’infarto del miocardio: la Loxina, una speciale proteina le cui peculiarità la rendono in grado di contrastare l’azione del colesterolo ossidato.

Per questo suo curriculum, eccezionale anche senza considerare la giovanissima età in cui è stato maturato, Ruggiero Mango è stato vincitore nel 2003 del premio Giovani Ricercatori al 64° congresso della Società italiana di cardiologia; nel 2005 ha ricevuto il premio “Best Abstract Award” dall’Europe Appliedbiosystems, e dal 1997 al 2007  è stato assistente di ricerca presso il laboratorio di Genetica Medica dell’Università di Roma Tor Vergata svolgendo i suoi studi nell’ambito delle malattie cardiovascolari. Oggi svolge l’attività di Cardiologo Emodinamista e Ricercatore presso l’Unità Operativa di Emodinamica e Cardiologia Invasiva dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano. Da quando ha cominciato ad indossare il camice di medico e ricercatore, Mango è stato inoltre autore di venti pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, tra cui le prestigiose “Circulation Research”, “PlosOne”, ed “European Journal of Human Genetics”.
Il progetto che lo ha condotto a riscuotere l’interesse e l’apprezzamento della comunità scientifica internazionale è partito dalla preparazione della tesi di laurea, dedicata all’arteriosclerosi. Da lì la ricerca di un collegamento tra una predisposizione genetica all’infarto del miocardio e la maggiore o minore possibilità per questi soggetti di divenire vittime di arteriosclerosi. «Volevamo individuare nuovi marcatori genetici che predisponessero all’aterosclerosi coronarica ed all’infarto miocardio» racconta il giovane medico ricercatore. «Nel 1997 era stato identificata la molecola che permette al colesterolo ossidato, una componente del colesterolo estremamente tossica per le cellule delle arterie, di passare all’interno della parete delle arterie. Tale proteina chiamata LOX-1 sembrava la responsabile di molti dei meccanismi di formazione delle lesioni arterosclerotiche. Questo però – spiega – era stato dimostrato solo in modelli sperimentali che analizzavano la proteina o le placche aterosclerotiche. Il nostro obiettivo era invece chiarire se nel gene che porta alla produzione della proteina LOX-1 ci fossero degli errori in grado si spiegare il rischio maggiore di alcuni individui di sviluppare l’aterosclerosi coronarica».
La ricerca partì dunque reclutando soggetti volontari sani o con pregresso infarto del miocardio, ai quali venne “letta” la porzione di DNA che produce la proteina LOX-1. Gli studi seguiti alla lettura dei dati raccolti portarono all’identificazione di alcuni cambiamenti significativi nella sequenza del DNA che si presentavano con maggiore frequenza nei soggetti con l’infarto. Restava da capire quale fosse il significato di queste variazioni. «Analizzando cellule di donatori volontari sani e con infarto del miocardio ci accorgemmo che le variazioni di DNA identificate favorivano la produzione di una proteina, dai noi in seguito chiamata LOXINA, presente in maggiori quantità in persone con coronarie sane. In altre parole – spiega – la proteina era presente in ogni individuo ma i suoi livelli potevano variare a seconda della presenza o assenza delle variazioni nel DNA. Individui portatori della variazione protettiva producevano quantità maggiori di LOXINA ed avevano un rischio minore di ammalarsi di aterosclerosi ed infarto del miocardio».
La scoperta della Loxina, avvenuta nel 2005, ha portato al brevetto della proteina sia a livello nazionale che a livello internazionale, nonché alla realizzazione di un Kit diagnostico per la rapida determinazione delle varianti genetiche che modulano la produzione della proteina. Ora si lavora alla realizzazione di un farmaco in grado di “convogliare” le capacità di contrasto della Loxina all’azione del colesterolo ossidato e all’insorgere dell’arteriosclerosi. Ed il traguardo sembra quantomai vicino, almeno stando alle notizie incoraggianti giunte a Mango da Oltremanica: «Di recente sono stato contattato da un ricercatore inglese, che a seguito di test di laboratorio effettuati su animali è riuscito a riscontrare un’azione importante della Loxina nella riduzione significativa della placca arteriosclerotica». Un domani non molto lontano, forse, potrebbe partire la sperimentazione umana, e aprire la strada alla realizzazione del farmaco tanto atteso.

Luca Pautasso

da La meglio gioventù

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: