“La sottile linea azzurra” della missione italiana in Libano

27 02 2009

libano-lagunari-pattuglia

La missione nella quale sono attualmente impegnati i nostri militari di stanza in Libano è stata denominata “Operazione Leonte 5”, e vede schierati sul campo 2.100 uomini tra Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare Arma dei Carabinieri.

L’area operativa è il cosiddetto “Sector West” della missione Unifil, ovvero United Nation Interim Force in Lebanon, guidata dallo scorso 28 novembre dal generale Flaviano Godio: un’area dalla notevole estensione, un immenso quadrato di territorio delle misure di circa 25 km per 30, delimitato a ovest dal mare Mediterraneo, a sud dal confine con Israele (la cosiddetta “Blue Line”); e poi ancora ad est dal settore a guida spagnola e a nord dal fiume Litani.

Sono circa 4.000 i militari agli ordini del generale Godio. Si tratta di un imponente schieramento interforze che può contare sull’apporto militare di diverse nazioni: rispetto all’organico complessivo della missione, infatti, i soldati italiani sono 2.100, mentre gli altri 1.900 provengono da paesi come la Francia, che mette in campo 450 uomini, il Ghana (850 militari), la Corea del Sud (350 militari), la Malesia (circa 250 uomini), compresa una componente proveniente dal Brunei, e infine un distaccamento sloveno.

I punti cardine della missione “Leonte 5” sono quattro. In primo luogo un capillare controllo del territorio, che si concretizza quotidianamente con la presenza costante, sia diurna sia notturna, delle pattuglie degli assetti operativi del Contingente. Strettamente legato a questo primo obiettivo è il secondo, ovvero la garanzia della libertà di movimento all’interno del settore controllato. Di vitale importanza per il raggiungimento del risultato è anche lo stretto coordinamento con le forze armate libanesi, con attività congiunte tra le L.A.F. (Libanese Armed Forces, ovvero le forze armate libanesi) e le nostre unità di manovra: coordinamento che trova applicazione, in particolare, attraverso il dispiegamento di pattuglie miste, sia motorizzate sia appiedate, lungo i vari itinerari dell’area d’operazione.

Quarto ma non ultimo tra i target è la realizzazione delle attività umanitaria. Un compito estremamente delicato, sia per l’integrazione sociale tra le forze Unifil e la popolazione locale, sia per la creazione di solide basi per la crescita del paese. Ad assolverlo sono le squadre schierate dal CIMIC, CIvil and MIlitary Cooperation, fautrici di una strettissima e costante cooperazione tra l’apparato civile e quello militare. “Le iniziative a favore della popolazione sono numerose – spiegano dal comando italiano – dalla realizzazione di progetti con fondi nazionali al coordinamento con le Ong per il sostegno alla popolazione, ai Q.I.P., ossia Quick Impact Projects, progetti di rapida realizzazione con fondi dell’ONU, fino al supporto medico a favore della cittadinanza locale”. E’ proprio questa l’attività più sentita dai team CIMIC che, con il supporto di ufficiali di elevata professionalità in ambito medico, che appartengono alla Riserva Selezionata dell’Esercito, allestiscono numerosi “Medical Care” nelle aree di responsabilità del contingente: veri e propri ambulatori mobili dove la popolazione locale può effettuare visite specialistiche.

Esistono anche team specializzati nell’ambito della bonifica delle aree in cui sono presenti ordigni inesplosi. Un compito quanto mai arduo: secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite, infatti, dalla fine della “Guerra d’estate” del 2006, la superficie del territorio disseminata di ordigni inesplosi di varia natura è stata stimata in circa 37,5 milioni di metri quadrati. Proprio su queste aree i team per la bonifica di ordigni esplosivi E.O.D. (Explosive Ordinance Disposal), e quelli specializzati nella per la bonifica di ordigni esplosivi improvvisati I.E.D.D. (Improvised Explosive Device Disposal), di concerto con le unità cinofile per la ricerca di esplosivi e mine, sino a oggi, sono riusciti ad individuare e far brillare oltre 3.150 ordigni, tra i quali oltre 2.900 cluster bombs, circa 170 tra razzi e proiettili da mortaio, e oltre 70 ordigni di varia natura. Attualmente, la superficie bonificata delle aree minate supera i 23.000 chilometri quadrati.

Il dislocamento delle nostre truppe, alle quali è stato affidata la delicatissima missione di “peace keeping” in un’area precedentemente dilaniata dall’aspro confronto tra l’esercito israeliano e le falangi di Hezbollah, è stato pianificato per consentire una presenza sul territorio che fosse la più capillare possibile, proprio al fine di favorire al massimo l’assolvimento dei numerosi compiti a cui sono chiamati i militari italiani.

La “sottile linea azzurra” incaricata di garantire la tranquillità e la sicurezza in una delle aree geografiche più “calde” e difficili del pianeta comincia nella cittadina di Tibnine, dove ha sede il quartier generale del contingente italiano e del Settore Multinazionale Ovest di Unifil, nonché il Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, cui è affidato attualmente il ruolo di coordinamento dell’intera missione italiana. La seconda piazzaforte per ordine di importanza è invece stanziata nei pressi di Marakah, con comando del primo battaglione di manovra (nome in codice: ITALBATT 1) su base Reggimento Lagunari “Serenissima”. L’ultima tra le tre basi principali è quella di Al Mansouri, dove ha sede il comando del secondo battaglione di manovra (ITALBATT 2) con gli uomini del 5° Reggimento “Lancieri di Novara” con un’aliquota di soldati sotto il vessillo del 2° Reggimento “Piemonte Cavalleria”.

Assieme ai distaccamenti principali esistono anche le cosiddette basi “satellite”, dislocate per un controllo più mirato e capillare del terreno di manovra: tra queste la base di Hariss, dove ha sede il Signal Battalion, reso operativo dall’11° Reggimento Trasmissioni, in cui è però inserita anche la compagnia NBC del 7° Reggimento NBC “Cremona”, di stanza a Civitavecchia. A quest’ultimo è stato affidato il compito di assolvere mansioni istituzionali e, in particolare, di fornire un’adeguata assistenza tecnico-operativa nel settore specialistico della difesa NBC, ossia nei settori nucleare, chimico  e batteriologico, in favore delle forze terrestri impegnate in operazioni di risposta alle crisi internazionali. Alla base satellite di Shama hanno sede, invece, il Gruppo Supporto e Aderenza su base 1° Reggimento di Manovra di Rivoli, rientrato in Patria da qualche giorno, e l’Engineer Battalion su base 3° Reggimento Genio Guastatori.

Da non dimenticare, infine, la partecipazione di 40 uomini dell’Arma dei Carabinieri, ai quali sono stati affidati compiti di polizia militare, nonché ufficiali e sottufficiali, in forza a Marina e Aeronautica.

Luca Pautasso

da L’Occidentale

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