Gli interessi cinesi in Africa

19 02 2009

cinafrica3

Altro che Sars o latte alla melammina. Il vero prolema della sanità cinese è… il mal d’Africa. Facezie e giochi di parole a parte, è un dato di fatto come il Continente Nero rappresenti oggi uno – se non addirittura il più importante – degli obiettivi strategici per l’economia cinese. Un’economia che deve fare i conti, come del resto ogni economia emergente, con una carenza endemica di materie prime, sempre al di sotto delle necessità cogenti. Ma se sul petrolio la partita si gioca per ora praticamente solo in Medioriente, dove però stravincono (fino a quando?) gli americani, per tutte le altre materie prime è l’Africa il campo di gara più importante. E qui Pechino è in pole, davanti a tutti gli altri. Dall’acciaio per l’industria pesante ai metalli rari per la componentistica tecnologica, passando attraverso oro, gas, diamanti e carbone: è tutto quanto lì, alle falde del Kilimangiaro. Nessuno, Cina a parte, sembra per ora rendersi conto di quanto possa potenzialmente offrire un continente ricco di risorse per il momento in mano per lo più a spietate dittature o governi fantoccio che fanno il gioco delle multinazionali.

Ma non è solo la Cina che corteggia i governo africani. In questo valzer delle reciproche convenienze politico-economiche sono gli stessi governi africani a preferire le avances del governo di Pechino, rispetto a quelle molto meno quotate delle amministrazioni occidentali. Le quali – si sa – possono offrire molto in cambio, ma fanno un po’ troppe domande sulla credibilità e stabilità politica dei propri interlocutori, e soprattutto sono un po’ troppo insistenti circa il rispetto dei diritti umani, le condizioni di vita delle popolazioni locali, lo sfruttamento del lavoro e via dicendo. In Cina, invece, dove ci si porta sul groppone un po’ gli stessi problemi davanti alla comunità internazionale, sono molto meno schizzinosi. Se non altro, in linea con il vecchio adagio che recita «mal comune, mezzo gaudio». Così il piano del governo Jintao, sintetizzabile nell’assioma «tu mi dai materie prime, e io ti costruisco in casa fabbriche, strade, ponti, ospedali, scuole» funziona a meraviglia. Molto meglio di quello occidentale, che il più delle volte si riduce ad un «io ti do i soldi che ti servono, ma tu, per favore, bada di non comprartici solo missili e carri armati».

Ecco perché l’ultima visita afriana del presidente Hu Jintao risalente a lunedì, si è trasformata in una vera e propria marcia trionfale, culminata con la pronuncia del discorso: «Scriviamo insieme una nuova pagina dell’amicizia tra Cina e Africa». A Dar es Salaam, in Tanzania, dinanzi ad un parterre a dir poco entusiasta, composto da politici e imprenditori del paese, in sollucchero come teen-ager scatenate davanti alla boy band del momento, il premier cinese ha esordito ha rievocando affettuosamente «l’amicizia tradizionale delle relazioni sino-africane, lunga oltre mezzo secolo», per dare poi il via ad un discorso che, letto tra le righe, la dice lunga sui progetti cinesi per l’Africa. Sull’onda dei provvedimenti adottati in occasione del Summit di Pechino 2006, Hu Jintao ha infatti dichiarato che il prossimo futuro vedrà nascere un nuovo periodo di cooperazione e collaborazione economica, politica e commerciale tra la Cina e i paesi dell’Africa, ancora più intenso e «costruttivo» di quello attuale.

Al di là della retorica e delle frasi di prammatica, il primo passo di questo cammino rappresenta in ogni caso una doppia vittoria per la politica cinese. In primis, infatti, consolida la garanzia, per l’economia della Tigre Rossa, di poter contare su un afflusso di preziosissime materie prime non solo costante, ma in aumento esponenziale. Cosa sulla quale rischiano invece di non poter dire la loro con altrettanta sicumera le economie occidentali, quelle dell’Europa in testa, che in questo momento partono in una posizione di netto svantaggio. Il Vecchio Continente, infatti, più impegnato a chiedere scusa per le colpe commesse ieri dai suoi antenati colonialisti piuttosto che nel consolidare oggi nuove amicizie strategiche, corre il rischio di perdere un treno importante, anzi fondamentale. In secondo luogo, Pechino sta tessendo pian piano, assieme ad una rete di partner commerciali, un network di amici politici. Amici per il momento molto poco autorevoli, ma che potranno tornare utilissimi in un futuro non molto lontano, quando la saturazione degli «spazi liberi» per la creazione ora in corso delle nuove sfere di influenza economiche porterà il confronto tra Cina, Occidente e Russia a farsi ancora più serrato.

Luca Pautasso

da Ragionpolitica

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One response

24 02 2009
Titanicus

Luca, in Africa le attenzioni ci sono: per quel che mi risulta la Francia è molto bene armata nel Congo, e sembra che si taccia su metodi ben poco ortodossi sul mantenimento delle proprie posizioni.
La Cina occupa militarmente il nord Sudan e prende tutto il petrolio presente, mentre il sud Sudan muore di fame ed è flagellato dalle alluvioni nelle stagioni umide, tanto che il sud Sudan è oggetto di attenzioni da parte di molte associazioni di cooperanti internazionali.
Questo per tacere della presenza della Gran Bretagna nel Sud Africa.

Un abbraccio.

Tit.

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