Dalla crisi può salvarci solo lei

22 01 2009
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Il nuovo “girl power” smanetta sull’Harley. Sella più bassa, leva del cambio più morbida, pedaliere a misura di donna e, ovviamente, linee di abbigliamento che oltre a soddisfare le esigenze di una vera rider strizzano sempre di più l’occhio al lato glamour dell’andare in moto: sono queste le ultime “avances” lanciate dalla celeberrima casa motociclistica di Milwaukee per conquistarsi una fetta sempre più consistente di preferenze al femminile. Le harleyste, per ora, sono appena il 6% della clientela. Una percentuale che, suppergiù, si attesta allo stesso livello di quello generale delle donne che vanno in moto. Ma la casa americana è sempre più convinta che questi numeri per ora ancora piuttosto esigui siano destinati a subire un nettissimo incremento nel prossimo futuro. Non fatevi strane idee, però: scordatevi ad esempio che a segnare il cambiamento siano solo le virago con lo sguardo truce, i tatuaggi, e il bicipite pronunciato quasi quanto quello dei loro boyfriends. Oggi, infatti, in sella ad un’Harley Davidson saltano su tutte. E dalla parte da cui si controlla il manubrio. Così, anche una delle intramontabili icone del machismo a stelle e strisce ora è pronta a lasciare a piedi gli ormai obsoleti T-Bones per caricare a bordo sempre più Pink Girls. Lo vuole il mercato, il dio a cui nessuno può comandare nulla. Solo obbedire.
Che la moto non fosse più un feudo tutto al maschile, lo si era capito ormai da diversi anni. Ma che il cavallo di ferro che da cinquant’anni scarrozza cattivissimi emuli di Marlon Brando su e giù per le Route 66 di mezzo mondo ora faccia la corte a quelle che fino a ieri potevano al massimo aspirare a fare da passeggere, è un chiaro indice di come le cose stiano cambiando. Avanti di questo passo, molto presto noi maschietti, “sesso forte” ormai solo nelle definizioni comuni, saremo relegati sul fondo della sella, al posto dello “zavorrino”. Perché, come dice una battuta di spirito, oggi a portare per davvero i calzoni ci sono solo più i camerieri delle pizzerie.
Al di là delle facili battute un po’ misogine e sicuramente ammuffite, c’è però la consapevolezza che le cose stanno davvero cambiando. L’interesse della Harley Davidson all’espansione esponenziale del mercato femminile è una cartina al tornasole di una realtà tutt’altro che da sottovalutare. Perché non si tratta più solo di un mutamento culturale che, vivaddìo, si sta finalmente consolidando, smantellando uno dopo l’altro tutti gli stereotipi che fino ad oggi ostacolavano la parità tra i sessi. Ora, infatti, assieme ai sociologi e agli studiosi di costume, scendono in campo anche gli economisti.
Già, perché l’economia è sempre più donna, e non solo per il genere femminile del sostantivo. Gli analisti esperti del settore stimano infatti che ormai l’80% degli acquisti sia determinato da una scelta al femminile: mamme, mogli, fidanzate, compagne, ma anche amiche, condizionano fortemente la scelta delle compere da fare in famiglia e fuori. Dal carrello della spesa al supermercato alla scelta del guardaroba, passando per le vacanze, le uscite serali, gli acquisti hi-tech e così via. Persino nella scelta dell’automobile, uno di quelli che fino a ieri era considerato il classico acquisto appannaggio dell’uomo, oggi l’autorevolissima opinione della donna pesa per oltre il 60% delle scelte finali. I primi a rendersene conto pare siano stati proprio i maggiori produttori al mondo di quattro ruote: i giapponesi. Ieri la Subaru, che per lanciare sul me3rcato italiano ed europeo il restyling delle sue “cattivissime” 4×4 dalla vocazione sportiva si affidava alla voce di testimonial al femminile, che nello spot pubblicitario scherzavano sull’incapacità dei loro uomini di scegliere automobili decenti. Oggi, invece, la Nissan, che ha scelto di assumere sempre più donne in qualità di responsabili alle vendite nelle sue 2.500 concessionarie del Sol Levante.
La spesa, di qualunque forma ed entità essa sia, si fa dunque sempre più rosa. Un dettaglio che poteva un tempo interessare solo barzellette e brocardi, ma che negli odierni tempi di crisi fa drizzare le antenne agli affamatissimi operatori commerciali di tutti i settori. Tanto che, dai settori del marketing più propriamente al femminile, come il benessere, la moda e la cosmesi, fino a quelli che, almeno sulla carta, femminili lo sarebbero molto meno, come appunto i motori, l’autorevolezza del parere in rosa è quella cui viene ormai dato universalmente sempre più peso. Così sempre più aziende si affidano a consulenti femminili, puntano a fidelizzare una clientela prevalentemente femminile e prima di lanciare sul mercato nuovi prodotti si sincerano che questi attraggano gli interessi di un pubblico, indovinate un po’?, femminile.
Chiunque in questi tempi difficili si stia arrovellando sul modo di risanare i propri magri bilanci e superare la crisi, è avvisato: per avere un parere attendibile, bisogna chiedere a lei.
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