L’oro, “bene rifugio” in tempi di crisi

21 01 2009

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Anche nel pieno imperversare della crisi economica c’è chi continua a fare affari d’oro. Anzi, affari con l’oro. Il principe dei metalli, da sempre simbolo di ricchezza, regalità, solidità economica, lusso e fasto non sembra infatti perdere minimamente il suo abbagliante splendore. Nemmeno in tempi in cui un sistema economico mondiale sempre più claudicante dipinge tutto di nero. Tutt’altro. Lo dimostrano le quotazioni assunte dall’oro proprio a partire dallo scoppio della bolla finanziaria dei subprime: quotazioni, e stavolta è proprio il caso di dirlo, davvero «auree» a tutti gli effetti. In concomitanza con il crack di Lehman Brothers il valore assunto dal metallo del re Creso era schizzato verso l’alto di oltre il 30%, passando dall’usuale valutazione dei circa 700 dollari l’oncia, già tutt’altro che disprezzabile, a quella quasi stratosferica di 1000 e più biglietti verdi. Il tutto nel giro di un mese appena. Poi l’entusiasmo, frutto di un crescente timore su tutti gli altri fronti di investimento usuali, era andato un po’ scemando, ma non troppo: l’oro si era assestato attorno ai 900 dollari l’oncia, cifra dalla quale, salvo isolati balzi in su e in giù, ma pur sempre leggerissimi, non si è ancora allontanato.

Che l’oro sia annoverato tra i cosiddetti “beni rifugio” per eccellenza, vale a dire quei prodotti o quelle materie prime considerate al sicuro dagli sbalzi d’umore del mercato e quindi appunto rifugio tranquillo per chi vuole investire senza correre rischi, è sicuramente cosa risaputa anche da parte di chi mastica poco o nulla di economia e finanza. Anzi, sono proprio questi ultimi che spesso condizionano le fortune dell’oro, non fidandosi di altri strumenti finanziari più aleatori e quindi più «pericolosi». Ma in tempi in cui la crisi sembra proprio non voler risparmiare niente e nessuno, sono scomparsi via via dal mercato anche tutti gli altri beni rifugio che normalmente facevano «comunella» con l’oro ogniqualvolta l’economia era in difficoltà. Ad esempio il petrolio, che ha cominciato a perdere la sua aura di investimento «sicuro» già dallo scoppio della seconda guerra del Golfo. O il mattone, altro bene rifugio per eccellenza, in particolare nel Belpaese: quando però la crisi parte proprio dai mutui, ovvero il canale principale con cui alla parte più larga degli investitori del settore è consentito acquisire immobili, ecco che anche il mercato dei quattro muri finisce con l’essere lasciato da parte. Infine, il franco svizzero: uno dei pochi conii considerati ancora esenti dalle bizze di borse & affini. Stavolta, però, è andata male anche agli elvetici e alla loro inaffondabile (?) moneta. Del resto è comprensibile: un paese la cui solidità economica è quasi totalmente basata sul sistema bancario risente inevitabilmente di quelle crisi che vanno a mettere in discussione in primis proprio le banche.

Così l’oro è rimasto il solo ad occhieggiare, dall’alto delle sue rassicuranti quotazioni, a tutti quegli investitori impauriti e timorosi del domani, piccoli o grandi che siani, che vedono oggi nel giallo luccicante del metallo un approdo sicuro nel bel mezzo di un mare in tempesta. Ne sa qualcosa chi, sui mercati odierni, lavora trattando proprio le cosiddette «commodities», ovvero le materie prime standard, come petrolio, gas naturale, legname, cereali e così via: prima delle crisi l’oro occupava in questo settore il 40% delle domande, contendendosi la percentuale con quei prodotti che, a seconda degli umori del mercato, parevano agli investitori più interessanti e redditizi. Ora invece la sua quota è diventata più che maggioritaria, quasi da monopolista: siamo arrivati infatti al 75%. E la scalata non accenna a terminare, dato che la sfiducia degli investitori mondiali sulla ripresa dei mercati è ancora ben lungi dall’essere scongiurata, visto che nemmeno i consistenti provvedimenti adottati da governi e banche centrali di mezzo mondo sembrano poter assicurare che il peggio sia davvero passato. Così, dopo la corsa all’oro nel mitico Klondike di fine ‘800, oggi ci troviamo ad assistere alla corsa dell’oro, al galoppo lanciato sui mercati e nelle borse. Le borse di chi, ovviamente, può permettersi l’onere non indifferente della spesa.

Luca Pautasso

da Ragionpolitica

vedi anche: “Un approdo sicuro in mezzo alla tempesta

da FFwebmagazine

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