La ripresa economica passa per il rilancio delle infrastrutture

17 12 2008

infrastrutture

Diciasette miliardi di euro di investimenti per preparare il Paese ad “agganciare” la ripresa economica, quando questa si presenterà. Nelle parole del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola che in questi giorni ha anticipato quali saranno i contenuti principali della riunione del Cipe in programma per giovedì prossimo, è ben espressa la chiara intenzione da parte del governo italiano di cercare il superamento della crisi economica attraverso un piano di investimenti a largo raggio nel settore delle infrastrutture.

Potenziare e ammodernare: questa in sostanza la chiave di volta del piano dell’esecutivo nazionale per dotare il Paese dei mezzi necessari a ripartire quando finalmente cominceranno a scemare i disastrosi effetti della generale impasse finanziaria. Una risposta “a stretto giro di posta” all’appello lanciato qualche settimana fa dal vicepresidente della Commissione Ue responsabile per i trasporti, Antonio Tajani, che annunciando il via libera europeo a nuovi maxi-investimenti per le infrastrutture, aveva chiesto ai governi di rimboccarsi le maniche e fare lo stesso per non vanificare lo sforzo di Bruxelles. «Serve un impegno forte da parte degli Stati membri – aveva dichiarato il commissario – e mi auguro anche una partecipazione dei privati con le garanzie che offrirà l’Ue: il settore delle infrastrutture e’ il modo migliore per reagire a una crisi economica e finanziaria che non può vedere la stessa Unione Europea e gli stati membri giocare in difesa».

Detto, fatto. Scajola annuncia che la prossima settimana il Comitato interministeriale per la programmazione economica «destinerà ingenti risorse, per 17 miliardi di euro, al finanziamento di infrastrutture per la mobilità, allo sviluppo della banda larga, all’ammodernamento degli edifici scolastici e alla diffusione delle energie rinnovabili». Strade, autostrade, ponti e ferrovie, ma anche sistemi e reti di telecomunicazione più moderna ed efficace: la spina dorsale indispensabile di un sistema economico efficiente. In più il Governo promette investimenti sull’edilizia scolastica, le cui gravi lacune sono state drammaticamente portate alle luci della ribalta dai recenti e tragici fatti di cronaca. Ma manifesta anche una rinnovata attenzione alle fonti energetiche alternative ai combustibili fossili: quanto di questi 17miliardi verrà destinato alla ricerca e allo sviluppo di fonti rinnovabili sarà il Cipe di giovedì prossimo a deciderlo, ma qual che è certo è che per un Paese come l’Italia, il cui fabbisogno energetico è quasi totalmente legato all’approvvigionamento dall’estero, investire in modo consistente e oculato sul fronte di un’energia che sia il più possibile naturale e “fatta in casa” rappresenta una scelta indispensabile.

Il multimiliardario piano di rilancio avrà però come conseguenza anche benefici più a breve termine di quelli derivati dagli investimenti infrastrutturali nei vari campi: il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli ha infatti comunicato che il maxifinanziamento governativo porterà all’attivazione di 140 mila nuovi posti di lavoro.

Scajola spiega così le scelte che il Cipe sarà chiamato ad operare tra una settimana: «Mentre affrontiamo la crisi dobbiamo anche prepararci ad agganciare al meglio la ripresa, quando si manifesterà sui mercati globali». Gli investimenti, dunque, serviranno a portare l’Italia nelle prime file in attesa della ripartenza generale, perché il paese sia poi effettivamente tra i primi a ripartire. Ma per far questo, ha proseguito il ministro, occorre che l’intero sistema-paese, classe imprenditoriale compresa, si tenga pronta al momento propizio per la ripresa. Ed è proprio agli imprenditori che per bocca del ministro il Governo lancia l’appello a non farsi trovare impreparati.

Il che, in parole povere, significa che anche il mondo dell’imprenditoria nazionale deve llavorare percorrendo gli stessi binari imboccati dall’esecutivo: potenziare e ammodernare. «Per mantenere i livelli di eccellenza raggiunti dal Made in Italy – sottolinea infatti il ministro per lo sviluppo economico – occorre una massiccia dose di innovazione, senza la quale e’ impossibile restare competitivi».

Luca Pautasso

da L’Occidentale

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