Così l’Europa (e l’Italia) vogliono ammodernare le infrastrutture

10 12 2008

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L’attesissimo via libera ai finanziamenti destinati al nostro paese per ridare respiro ai progetti della linea ad alta velocità Torino-Lione, ma anche ai lavori per il traforo del Brennero, a quelli per la linea Trieste-Divaca, e al cantiere per l’ammodernamento del nodo ferroviario genovese, riapre la corsa europea all’ammodernamento e al potenziamento delle infrastrutture.

Per il nostro Paese, un’occasione fondamentale per non restare tagliato fuori dal faraonico progetto del “Corridoio 5”, la lunga arteria ferroviaria che, nei disegni di Bruxelles, collegherà il Baltico alla penisola iberica consentendo lo spostamento a tempo di record di migliaia di passeggeri e milioni di tonnellate di merci attraverso l’Europa.

E’ da leggere proprio sotto quest’ottica l’annuncio entusiastico del vicepresidente della Commissione Ue responsabile per i trasporti, l’europarlamentare forzista Antonio Tajani, che venerdì in un comunicato ufficiale ha elencato tutte le “grandi opere” foraggiate attraverso l’ok dato da Bruxelles. E’ stato proprio lo stesso Tajani a siglare gli undici provvedimenti targati Ue sulle “grandi opere” in cantiere per il quinquennio 2007-2013 nell’ambito del programma per le reti transeuropee di trasporto, chiamato Ten-T. Assieme all’Italia, nell’elenco dei progetti che riceveranno finanziamenti dall’Unione Europea rientrano anche importanti infrastrutture in Austria, Francia, Germania, ma anche Slovenia e Ungheria.

«Sono particolarmente orgoglioso di annunciare che oggi la Commissione ha adottato queste 11 decisioni di finanziamento, che contribuiranno in misura decisiva a realizzare la galleria del Brennero e quella del Moncenisio, fra Torino e Lione, e ad avviare la preparazione della linea ferroviaria fra Trieste e Divaca» ha detto il vicepresidente della commissione trasporti Ue. «Investire oggi in infrastrutture di trasporto cruciali per l’Europa dimostra che l’Unione europea è in grado di rispondere alla crisi economica, nel breve periodo accelerando i progetti di infrastruttura e nel medio periodo realizzando la rete ferroviaria di base che sosterrà la competitività dell’Europa e affronterà la sfida dei cambiamenti climatici».

Sui cantieri italiani, le previsioni del tempo da qui al 2013 parlano di una benefica “pioggia” di 1,6 miliardi di euro. Si tratta di “nuvoloni” destinati ad “annaffiare” direttamente progetti programmati per l’Italia, o altri basati fondamentalmente all’estero ma che comunque rivestono un interesse di primo piano per il Paese. Di questo maxi-finanziamento stanziato da Bruxelles, ad esempio, 670 milioni sono destinati solo ai lavori di realizzazione del tracciato Tav da Torino a Lione.

Ma ecco nel dettaglio, seguiti dall’importo complessivo del relativo finanziamento europeo, quali saranno le “grandi opere” tricolori che verranno aiutate con il denaro dell’Unione. In primis, proprio sulla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, la costruzione della via di accesso alla galleria di base in Francia, con un finanziamento di 4 milioni 700mila euro. Sempre per il tracciato del Tav, ci sono poi i 671milioni 800mila euro annunciati in apertura da Tajani, che verranno destinati a studi e opere per la sezione transfrontaliera dell’infrastruttura. Quindi, nell’ordine in cui sono stati elencati dal commissario Ue per le infrastrutture e i trasporti, 24 milioni erogati per gli studi di progettazione della sezione fra Ronchi dei Legionari Sud e Trieste; quasi 60 milioni per progettare la sezione transfrontaliera della linea ferroviaria Trieste-Divaca; altri 800 milioni di euro circa per studi e opere relative alla gallerie di base del Brennero, assieme a 58milioni per la realizzazione dell’accesso sud alla galleria del Brennero, tra Fortezza e Verona. Infine, per sostenere gli studi sul nodo ferroviario di Genova, nell’ambito delle opere di modernizzazione sulla tratta Genova Voltri-Genova Brignole, l’Europa ha deciso l’esborso di altri 5 milioni di euro.

Ora, però, tocca ai governi fare sì che il documento siglato a Bruxelles non si areni. Lo ha sottolineato con particolare vigore proprio lo stesso Tajani, che ha chiamato all’ordine gli stati membri beneficiari del programma di finanziamento perché si impegnino affinché le somme destinate vadano a buon fine. Ma il suo appello è stato esteso anche ai privati, perché colgano un’occasione propizia a far uscire l’economia dall’attuale impasse: «Serve un impegno forte da parte degli Stati membri – ha dichiarato infatti Antonio Tajani – e mi auguro anche una partecipazione dei privati con le garanzie che offrirà l’Ue: il settore delle infrastrutture – ha proseguito – e’ il modo migliore per reagire a una crisi economica e finanziaria che non può vedere la stessa Unione Europea e gli stati membri giocare in difesa». Quello che davvero occorre, secondo il commissario, è giocare tutti in attacco, lancia in resta, pigiando al massimo il pedale dell’acceleratore, pronti a cogliere la preziosa occasione di rilancio economico offerta da questa ventata di novità proveniente dai forzieri di Bruxelles: «Dobbiamo giocare all’attacco, e reagire a questa crisi sperando che dall’inizio del 2010 ci sia una ripresa. E il sistema della infrastrutture con la realizzazione di opere pubbliche può essere un sistema validissimo». Ora che i soldi ci sono, assieme alla volontà politica, si attende soltanto più l’apertura dei cantieri. Che, però, non potranno partire finché non sarà stato trovato un accordo sui progetti dei tracciati, per ora ancora in “forse: L’Italia e la Francia, infatti, hanno ricevuto l’ok al dossier di finanziamento presentato per il tratto transfrontaliero che va da Saint Jean de Maurienne fino a Sant’Antonino di Susa, ma manca ancora un progetto vero e proprio su cui lavorare. Per averlo, infatti, occorrerà ancora aspettare parecchio, almeno un paio d’anni. Il “cronoprogramma”, salvo rallentamenti, prevede che entro aprile del 2009 debba essere indetta la gara per assegnare la progettazione preliminare. Aperta la gara, ci saranno ancora undici mesi di tempo perché le parti interessate presentino un progetto e lo sottopongano alle normali procedure di impatto ambientale. Che, inevitabilmente, richiederanno per lo meno qualche altro mese di lavoro per essere espletate. Ecco perché le parole del commissario Ue appaiono come qualcosa di più di un semplice invito, ma quasi uno sprone a far sì che nelle normali tempistiche procedurali non si insinuino altri intoppi.

Come, ad esempio, quelli della protesta. Specie in una Valle di Susa che le carte vorrebbero attraversata al più presto dal tracciato Tav, ma in cui la protesta popolare contro l’infrastruttura in progetto non accenna a scemare. Sabato, a Susa, quasi 20mila persone sono scese in piazza a manifestare contro il progetto dell’Alta velocità, prendendo le distanze dai lavori dell’Osservatorio, che proprio oggi è chiamato discute sul dossier presentato dal Governo italiano a Bruxelles e sulle “specifiche di progetto”, ed annunciando che, se i cantieri dovessero riaprire, si tornerebbe ai blocchi e alle proteste dell’autunno “caldo” del 2005.

All’appello di Tajani ai governi, però, l’esecutivo italiano aveva già chiaramente risposto nel marzo di quest’anno, per bocca dello stesso premier Silvio Berlusconi: «Lo Stato – aveva dichiarato – deve usare la sua forza e la sua autorità per far rispettare i diritti di tutti i cittadini. Non può una minoranza organizzata, con dei pretesti, cercare di fare ciò che è stato fatto e che si fa bloccando un aeroporto, un’autostrada, una ferrovia. Tutte queste cose, in una democrazia, in uno stato di diritto, non possono esistere».

Il futuro di quella che dovrebbe essere la più importante infrastruttura italiana in cantiere sarà dunque prevedibilmente condizionata da altri lunghi, estenuanti, bracci di ferro tra il Governo centrale, intenzionato a tirare diritto e a recuperare il tempo “perduto per strada” in questi anni, un Osservatorio diviso tra la sicumera del suo presidente e le cautele degli enti locali, e ancora i sindaci e gli amministratori della Valle, molti dei quali decisissimi a dare battaglia.

Luca Pautasso

da L’Occidentale

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